Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

Mantovano: ma l'impianto non è saltato

Marco Ludovico



ROMA
«Se si legge bene la sentenza della Corte di Giustizia europea, ci si accorge che l'impianto delle nostre scelte di governo sull'immigrazione non è stato smantellato. L'opposizione, insomma, non ha ragione». Alfredo Mantovano, sottosegretario al ministero dell'Interno, sceglie la linea diplomatica, ma anche pragmatica, per spiegare al Sole 24 Ore come il Viminale si sta rimboccando le maniche dopo la decisione di Bruxelles.
«Diciamo subito che c'è pieno ossequio, a questo punto, all'applicazione della direttiva europea n. 115 sui rimpatri». Un provvedimento che al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è sempre piaciuto poco, tanto da ipotizzare nei mesi scorsi un provvedimento, disegno di legge o perfino decreto legge, che potesse attenuarne gli effetti sulla legislazione italiana. È da quelle bozze - accantonate dopo l'emergenza umanitaria degli immigrati nordafricani - «che si può partire. Faccio notare, comunque, che se con la sentenza Ue viene meno la sanzione detentiva, non è stato toccato né il reato di clandestinità né quello di inottemperanza del clandestino all'invito di lasciare lo stato». Certo, ammette «viene meno il fattore deterrente» del carcere. E non è poco.
Non solo: se i Cie (centri di identificazione ed espulsione) sono spesso pieni - come lo sono ora - e i clandestini non possono essere portati lì adesso l'impossibilità del fermo, illegittimo con la decisione di Bruxelles, e quindi di andare in carcere, pregiudica l'espulsione e il rimpatrio del clandestino. Un aspetto che riguarda «tutti coloro che risultano immigrati illegali e che sono entrati in Italia non tanto con gli sbarchi, ma via terra, magari con un visto turistico poi scaduto». I rimpatri non sono pregiudicati invece a Lampedusa, dove sono considerati «respingimenti perché zona di frontiera. Di sicuro, adesso, nell'adeguarsi alle norme Ue, si metterà in piedi un meccanismo che non potrà non essere farraginoso e macchinosa. È ancora presto - aggiunge il sottosegretario al ministero dell'Interno - dire se sarà un disegno di legge oppure un decreto legge. In questo secondo caso sarà comunque conveniente aspettare la tornata elettorale delle amministrative e portarlo in Consiglio poco tempo dopo, per non sprecare settimane preziose di conversione in Parlamento».
Quali potranno essere i contenuti dell'atto dell'Esecutivo? «Dovremo configurare un sistema di applicazione graduale della pronuncia della Corte di Giustizia Ue senza scardinare i meccanismi messi in piedi dalla nostra legislazione». Di certo non manca una certa delusione in Mantovano: «L'Italia è a tutti gli effetti un territorio di confine europeo» e la decisione di ieri conferma, in sostanza, ad avviso del sottosegretario, un atteggiamento poco solidale nei confronti dell'Italia, «anzi quella decisione fa un danno ai meccanismi da noi messi in piedi per fronteggiare l'immigrazione clandestina».
Il testo del provvedimento, va sottolineato, non è semplice da mettere in piedi. Proprio perché deve essere un adeguamento della direttiva Ue senza finire in contraddizione con la linea politica del governo sull'immigrazione. Mantovano, però, sottolinea anche altri risultati «che non vanno dimenticati, ottenuti giorno per giorno, e di cui ormai possiamo andare orgogliosi». Si riferisce in particolare alla piena operatività dell'accordo tra Italia e Tunisi: «I dati aggiornati a stamattina (ieri per chi legge, ndr) dicono che a fronte di 2.034 sbarchi, di cui la maggior parte tunisini, sbarcati dal 6 aprile, fuori cioè dai termini previsti per il rilascio del permesso di soggiorno temporaneo a fini umanitari, fino a oggi, ne sono stati rimpatriati 717, oltre un terzo. Mi pare un risultato molto significativo – sottolinea il sottosegretario – non solo sul piano del messaggio comunicativo, e simbolico, ma anche dei numeri reali, che siamo riusciti a ottenere con due voli ogni giorno e trenta immigrati per ogni aereo, per un totale già svolto di 213 voli charter. Prima il massimo consentito da Tunisi - ricorda - era di riportare quattro tunisini per ogni tratta».
marco.ludovico@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I numeri
I detenuti
Sono poco meno di 68mila le persone denetute nelle carceri al 31 marzo scorso. La somma non distingue tra condannati definitivi (con sentenza esecutiva) e detenuti in attesa di giudizio o di altri gradi
I clandestini
Gli stranieri detenuti in carcere per semplice inottemperanza all'ordine di allontanamento (quindi solo per clandestinità) al 31 marzo erano 1301. Nel 2009 e 2010 il dato, stabile, era di 7.100
Gli stranieri
Le persone detenute in carcere al 31 marzo scorso, secondo i dati del Dap, sono per più di un terzo straniere. Il dato è salito del 15% tra il 2008 e il 2009, poi è rimasto stabile. Al 31 dicembre erano 24.954
Reclusi per droga
Poco meno della metà dei detenuti ha a che fare con lo spaccio di droga. La maggioranza è di passaporto straniero, circa la metà è classificato come tossicodipendente