Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 08:13.

My24


Non doveva esserci la stessa atmosfera dei venerdì precedenti, ieri a Deraa. Città interamente militarizzata, secondo alcuni testimoni; la gente chiusa in casa, le moschee deserte. Ma se quello nella città simbolo della protesta siriana è stato un "venerdì della rabbia" forzatamente e relativamente tranquillo - fonti ospedaliere denunciano comunque 15 morti alle porte di Deraa - gli oppositori riferiscono di manifestazioni in altre 43 città del Paese con altre vittime: 48 in tutto secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani.
Anche se la rivolta non esplode, di venerdì in venerdì, da una settimana all'altra, la Siria e l'intera regione mutano lentamente. Come ieri in Egitto, quando il nuovo ministro degli Esteri Nabil al-Arabi ha annunciato che presto verrà riaperto il confine di Rafah, con la striscia di Gaza. Una decisione popolare fra i palestinesi e gli egiziani, preoccupante per gli israeliani. Se accadrà verrà posto fine al blocco d'Israele su Gaza. Il regime precedente di Hosni Mubarak era un silenzioso sostenitore dell'isolamento di Hamas.
Mai in 48 anni di stato d'emergenza gli abitanti di Deraa avevano visto tanti carri armati come in questi giorni: ora che le leggi speciali sarebbero state abrogate. Venerdì scorso c'erano stati circa 120 morti, una cinquantina solo nella città siriana al confine con la Giordania. Ieri le strade erano deserte, niente elettricità, acqua né telecomunicazioni. Il regime sostiene che una postazione dell'esercito a Deraa ha subìto «un attacco terroristico»: quattro soldati uccisi e due rapiti. Le opposizioni dicono invece che i morti sono due, dei loro, uccisi dai cecchini del regime.
«Siamo chiusi in casa ma i nostri cuori sono nelle moschee» rimaste deserte nel giorno principale della preghiera, sostiene un testimone. Ma in nome di Deraa sono scesi in strada i manifestanti in decine di altre città siriane, violando gli ordini del ministero degli Interni che aveva vietato ogni genere di corteo. In questi giorni Damasco era stata riempita di striscioni: «Esortiamo per la loro sicurezza i cittadini fratelli a evitare di uscire di casa venerdì». L'ammonimento e i "cittadini fratelli" dicono molto del clima da Grande Fratello nel quale i siriani vivono da circa mezzo secolo. Da quando il partito Baath ha preso il potere, prima con i colpi di Stato militari poi con la famiglia Assad.
Del Baath - "Unità, libertà e socialismo" è il motto - devono essere il presidente della repubblica, il primo ministro, il ministro degli Esteri, della Difesa, degli Interni e dell'Informazione, il presidente del Parlamento e le più importanti cariche militari. Oltre a quelli del Baath, nell'assemblea siedono i deputati del Fronte nazionale progressista: un insieme di vecchi partiti socialisti, comunisti e nasseriani con qualche consenso reale fra la gente. Ma anche il Fronte è guidato dal Baath, «unico interprete del popolo siriano». È da questo clima opprimente che i siriani vorrebbero liberarsi.
Per la prima volta da quando sono incominciate le proteste, ieri si sono fatti vivi dalla loro clandestinità i Fratelli musulmani siriani. «Non permettete che il regime continui a perseguitare i vostri compatrioti», è il testo di un comunicato dettato all'agenzia Reuters da Londra, dove la gran parte della Fratellanza vive in esilio. «Cantate con una sola voce per la vostra libertà e dignità. Siete nati liberi, non permettete al tiranno di rendervi schiavi». Gli islamici in Siria non sono solo illegali, per la legge numero 49 l'appartenenza al partito è un crimine capitale. Dopo il massacro del 1982 a Hama, uno dei centri dell'islamismo siriano, la Fratellanza ha abbandonato l'estremismo religioso. Nel 2005 aveva firmato con molti altri partiti illegali la Dichiarazione di Damasco per il cambiamento democratico, finita nel nulla. Ma, come i fratelli egiziani prima della rivolta di piazza al-Tahrir, anche i siriani erano più impegnati nelle iniziative religiose e sociali che in quelle politiche.
Nel dominio assoluto del partito Baath, non ci sono a Damasco partiti d'opposizione già capaci di sostituirsi al regime. Ma la possibilità della fine del potere del partito-famiglia e dell'emergere di una credibile alternativa politica, è ancora molto lontana in Siria.
Intanto la comunità internazionale accentua le pressioni sul regime: la Casa Bianca ha imposto sanzioni contro vari dirigenti e figure di spicco, tra cui Maher al-Assad, fratello del presidente, e l'Unione europea ha raggiunto un accordo su un pacchetto di sanzioni contro la Siria.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi