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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2011 alle ore 08:11.

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MILANO
Se in Europa le controversie in materia di derivati Over the counter (Otc) tra banche e clienti non hanno esiti uniformi, pur trattandosi di materie simili, è a causa della buona fede. O meglio, di quel principio di buona fede che trae origine dal diritto romano e che è stato applicato in tempi moderni in ambito finanziario tramite la direttiva sui servizi di investimento del 1993 (ha introdotto nella Ue l'obbligo di condotta in buona fede e trasparenza nell'interesse del cliente) tranne che nel Regno Unito per gli "operatori qualificati". Tutto ciò ha consentito alle banche con sede a Londra (anche alle controllate o filiali inglesi di banche francesi, tedesche o perfino italiane) di fare il "bello e cattivo tempo" non con gli enti locali britannici (a questi gli swap speculativi sono vietati) ma con quelli degli altri Paesi, con le banche, assicurazioni e fondi dell'Europa continentale. Perché? Perché anche se può sembrare strano non tutti i funzionari addetti agli investimenti sanno che il diritto inglese consente alle banche "anglosassoni" di vendere loro qualsiasi cosa purché non facciano esplicitamente false affermazioni. Insomma, la «buona fede» di romana memoria non trova spazio nel diritto inglese.
E così, mentre in Italia si attende l'esito del primo processo penale contro quattro banche straniere per aver venduto swap al Comune di Milano (si veda anche articolo a sinistra), in Europa assistiamo a verdetti che una volta danno ragione al cliente, altre alla banca. La speranza di vedere una volta per tutte risolte le controversie in materia di derivati in modo uniforme in tutta Europa? Forse la soluzione è nella proposta della Commissione Ue sulla riforma della Mifid (la cosiddetta Mifid 2) nella quale viene espressamente statuito che «il principio superiore di agire onestamente, equamente e professionalmente e l'obbligo di essere corretto, chiaro e non fuorviante dovrebbe applicarsi indipendentemente dalla classificazione del cliente». In pratica, anche a chi si definisce "operatore qualificato" devono essere applicate tutte le tutele per evitare di fare un investimento rischioso e, soprattutto, non compreso in pieno. Forse, appunto. Perché il potere delle lobby finanziarie è sempre forte, anche adesso che il sistema è stato messo a "nudo" dopo la recente crisi finanziaria.
I punti salienti della proposta Ue sono quelli di applicare il dovere di trasparenza e correttezza anche alle controparti qualificate; di non consentire il trattamento come controparte qualificata con riferimento a strumenti finanziari complessi (per esempio gli Abs e i derivati Otc non standard); di rendere impossibile a certi soggetti (enti non finanziari e alcune istituzioni finanziarie di piccole dimensioni o che non sono attive nel mercato dei capitali) di accettare il trattamento come controparte qualificata.
Se questa regola fosse già stata in vigore, probabilmente il processo per gli swap venduti al Comune di Milano non ci sarebbe perché essa avrebbe impedito alle banche di vendere i derivati adesso sotto accusa dalla Procura milanese e non avrebbe consentito loro di classificare l'ente meneghino come controparte di mercato (la definizione antecedente a controparte qualificata). «Abbiamo ancora oggi nell'Unione europea - spiega Dario Loiacono, dello studio legale Loiacono e associati - una dannosa e pericolosa asimmetria legislativa e regolamentare che a sua volta consente e incentiva l'abuso di asimmetria informativa nella finanza, specialmente in relazione a prodotti finanziari complessi».
m.frisone@ilsole24ore.com
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A.A.A. TRASPARENZA CERCASI IN ITALIA
Sul Sole 24 Ore del 29 aprile
In Italia gli enti locali non possono stipulare nuovi contratti derivati dal 2008 ma possono soltanto rinegoziare i "vecchi". Il provvedimento che dovrebbe adesso sbloccarne la stipula, però, non contiene (rispetto a una prima bozza) più parti importanti sulla trasparenza. Se passasse la bozza attuale gli enti locali non avranno modo di capire molto dello strumento finanziario proposto dalle banche.

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