Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 maggio 2011 alle ore 08:10.

My24
La grande corsa al petrolio artico. La vetta del mondo diventa l'ultima frontiera della geopoliticaLa grande corsa al petrolio artico. La vetta del mondo diventa l'ultima frontiera della geopolitica

È l'ultima frontiera della geopolitica. Oggi i ministri degli Esteri di Stati Uniti, Russia, Canada e di tutti gli altri Stati circumpolari, si incontrano a Nuuk, in Groenlandia – la sconfinata isola del Regno di Danimarca – per la biennale seduta del Consiglio Artico. Ma non si tratta di una riunione di rito. Dopo le schermaglie degli ultimi anni in tema di sovranità, fuori dalle acque territoriali, il Consiglio cercherà di arrivare alla firma del suo primo trattato internazionale.

Curiosamente, il disgelo diplomatico ha molto a che fare con il disgelo dei ghiacci artici. Sul tavolo di Hillary Clinton e degli altri ministri di sette Paesi, arriva oggi il nuovo rapporto dell'Arctic Monitoring and Assessment Program. L'Artico è l'area del mondo dove gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno più sentire e lo studio dice che i ghiacci del Polo Nord si stanno sciogliendo più rapidamente del previsto: entro 30-40 anni, d'estate l'Oceano artico sarà senza ghiaccio. Il che, ha un'enormità di implicazioni.

La prima è che, a quelle latitudini, giacciono i più grandi depositi, ancora vergini, di idrocarburi. Secondo lo United States Geological Survey, in quell'enorme bacino che va dalla Siberia al Canada ci sono 90 miliardi di barili di petrolio, 47mila miliardi di metri cubi di gas e grandi giacimenti di gas liquefatto, quasi tutti (all'84%) custoditi sotto al mare. Una specie di nuovo Medioriente che potrebbe aprirsi al mondo grazie allo scioglimento dei ghiacci, fatalmente provocato proprio dalla combustione degli idrocarburi che rilasciano anidride carbonica nell'atmosfera. Ufficialmente, Shell, ExxonMobil, ConocoPhillips e la russa Rosneft sono interessate all'esplorazione. Ma certamente non sono le sole.

Un Artico senza ghiacci poi, spalancherebbe le porte del leggendario "Passaggio a Nord-Ovest", accorciando drasticamente le rotte commerciali fra l'Atlantico e il Pacifico. Una prospettiva con clamorose ricadute diplomatiche: gli Stati Uniti, ad esempio, contestano da sempre le rivendicazioni del Canada sul Passaggio. «Lo Stretto di Bering, che separa per 85 chilometri la Russia dall'Alaska – dice David Titley, oceanografo e ammiraglio della Marina americana – assumerà un'importanza strategica simile a quella dello Stretto di Hormuz», dove transita il greggio saudita. L'esempio non potrebbe essere più azzeccato.
Il primo trattato internazionale mai firmato dal Consiglio Artico, quello sul tavolo dei negoziati odierni, riguarda la normativa Search and rescue: in altre parole, chi è responsabile delle operazioni di salvataggio, in caso di incidenti navali o aeronautici. «Con lo scioglimento dei ghiacci le attività nell'Artico aumentano – si legge nel sito del dipartimento di Stato americano – e questo ha già prodotto un aumento del turismo e del traffico commerciale». Così, il trattato che potrebbe essere firmato oggi include una mappa delle aree di intervento delle protezioni civili nazionali, ripartita per ogni Paese. Certo, non è ancora la mappa su come tagliare a fette il Polo per distribuire le licenze alla ricerca petrolifera. Ma potrebbe essere un buon inizio.

La partita diplomatica è così cruciale, che vorrebbe partecipare anche la Cina. Insieme a Unione Europea, Italia, Giappone e Corea, la Repubblica Popolare chiederà di avere un posto come osservatore permanente nel Consiglio. Senza contare che le popolazioni inuit che vivono da secoli o millenni in Siberia, in Canada, in Alaska e in Groenlandia, chiedono di essere meglio rappresentate e più tutelate. Il che vuol dire anche poter partecipare ai dividendi del futuro petrolio: soltanto così, ad esempio, gli inuit della Groenlandia potranno mai realizzare il sogno di affrancarsi dalla Danimarca.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi