Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 04 settembre 2011 alle ore 16:24.

My24
Giampaolo Tarantini (Ansa)Giampaolo Tarantini (Ansa)

di Vincenzo Del Giudice
Angela Devenuto, detta Nicla, la moglie dell'imprenditore Gianpaolo Tarantini, arrestato con l'accusa di estorsione ai danni del premier Silvio Berlusconi, oggi ha lasciato il carcere femminile di Pozzuoli (Napoli) e si trova ora agli arresti domiciliari nella sua casa a Roma. Mentre il marito rimane recluso nel carcere di Poggioreale a Napoli. Nelle sei ore di interrogatorio cui è stato sottoposto ieri dai giudici napoletani, Tarantini ha dichiarato ai magistrati che quelli a lui versati da Silvio Berlusconi «erano solo un prestito».

L'ex imprenditore barese, accusato di ricatto nei confronti del premier, ha ammesso anche che Berlusconi in più di un anno gli ha versato 350mila euro, mentre dei 500mila euro incassati da Walter Lavitola, il faccendiere latitante a Panama, a lui destinati ne sarebbero arrivati solo 100mila euro. Nei prossimi giorni si saprà anche la data dell'interrogatorio di Silvio Berlusconi che di fronte ai magistrati non potrà avvalersi della facoltà di non rispondere. Il premier, tuttavia, già nei giorni scorsi ha dichiarato che quei soldi li avevi dati «ad un uomo in gravi difficoltà» e che non c'era alcuna forma di ricatto.

Intanto, dalle intercettazioni apparse sui giornali di questa mattina, in una fase dei colloqui fra Tarantini e Lavitola si fa riferimento ai fondi Fas e si indica quale referente "Raffaele". Sentitosi chiamato in causa il ministro Raffaele Fitto ha reso noto di voler fare causa a La Repubblica. «Nel ribadire per l'ennesima volta a mia totale estraneitá alla vicenda Tarantini e la assoluta non conoscenza dei fatti cui si fa riferimento in alcuni articoli di stampa riferiti a conversazioni telefoniche in cui, oramai siamo alle ipotetiche e libere interpretazioni, vengo impropriamente chiamato in causa, preannuncio di aver dato mandato al mio legale di intentare un'azione di risarcimento danni nei confronti del quotidiano La Repubblica Bari, per i titoli, l'impaginazione, i contenuti e il senso, chiaramente diffamatori della mia persona e del mio ruolo istituzionale, degli articoli pubblicati oggi in prima pagina e a pagina tre», conclude la nota del ministro. Infine, il giornalista-faccendiere Valter Lavitola, direttore dell'«Avanti!» è stato cancellato dall'albo, elenco professionisti. Lavitola, spiega l'Ordine dei giornalisti del Lazio, è stato cancellato a norma dell'articolo 39 della legge ordinistica (n.69 del 1963) che recita che quando c'è un mandato di arresto o cattura il giornalista deve essere cancellato fino alla rimozione dell'ordine d'arresto.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi