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Questo articolo è stato pubblicato il 07 settembre 2011 alle ore 17:06.

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Nuove proteste al Giro di Padania, che questa mattina è partito da Loano per la seconda tappa. Alcuni manifestanti, tra i quali esponenti di Rifondazione Comunista e Pd, hanno contestato il passaggio della corsa verde a Savona, costringendo i corridori a deviare il percorso della seconda tappa.

Anche oggi, come ieri nel cuneese, non sono mancati spintoni e anche momenti di tensione tra manifestanti, forze dell'ordine e corridori, davanti alla Torretta di Savona, dove è andata in scena la protesta. Tra i manifestanti che hanno tentato di bloccare la seconda tappa del Giro di Padania, i segretari provinciali di Prc e Pd, Marco Ravera e Livio Di Tullio, quello della Cgil, Francesco Rossello e altri militanti del centrosinistra.
La carovana verde è stata quindi costretta a deviare verso il centro storico della città ligure, passando in mezzo al traffico, per poter proseguire verso Albissola Marina.

«Il Giro di Padania è l'ennesima trovata propagandistica della Lega - commenta il vicesegretario del Pd ligure, Giovanni Lunardon - e intanto l'Italia va a rotoli, il nostro welfare viene cancellato, gli enti locali oppressi, il federalismo archiviato e la disoccupazione giovanile sale al 30%».
«È già successo in passato con l'apertura dei ministeri in Padania e con gli sgangherati riti con ampolle e urne celtiche - rincara la dose Lunardon - fumo negli occhi per coprire un enorme fallimento politico ormai sotto gli occhi di tutti. Più che parlare di Giro di Padania - conclude - bisognerebbe parlare della Lega che prende in Giro».

«Siamo dei ciclisti e siamo venuti a questa gara per correre, chiediamo che il pubblico ci permetta di farlo». È l'appello di Ivan Basso e Sacha Modolo, protagonisti dei tafferugli di oggi alla partenza della seconda tappa del Giro di Padania. «Siamo stati insultati - raccontano in una nota degli organizzatori della corsa - e qualcuno è andato anche oltre ai fatti e ci ha rifilato delle sberle. Per noi questi comportamenti sono inaccettabili: siamo degli sportivi, ci alleniamo e fatichiamo quotidianamente per poter correre, non accettiamo che i nostri sforzi vengano resi vani in questo modo».

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