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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2011 alle ore 19:47.

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Son tutte belle le mamme del mondo, molte ancora lo ricordano. E oggi, all'annuncio della sua scomparsa, hanno versato una lacrima. Gino Latilla, nato a Bari il 7 novembre 1926, è morto a Firenze dopo una lunga malattia, all'ospedale Santa Maria Nuova. Figlio d'arte (suo padre Mario Giuseppe era un cantante di musica leggera celebre negli anni Trenta), aveva debuttato al Teatro Manzoni di Bologna nel 1948.

Poi arrivano i successi al Festival di Sanremo, e soprattutto, "Son tutte belle le mamme del mondo", una melodia, ma soprattutto delle parole, che hanno segnato gli anni Cinquanta (la canzone vince nel 1954, in coppia con Giorgio Consolini). È un'Italia ancora legata alla famiglia e il successo bissa, nell'immaginario collettivo, soprattutto femminile (molte donne, allora, si immaginavano essenzialmente come mamme) , quello di "Mamma", cantata da Beniamino Gigli nel 1940. L'interpretazione di Gigli aveva attraversato tutta la seconda guerra mondiale; per tanti giovani figli era la canzone della speranza di tornare a casa salvi. E chi ce l'aveva fatta si riconosceva ancor di più in "Vecchio scarpone", altro grandissimo successo di Latilla del 1953, malinconica evocazione della giovinezza che, per quella generazione, era coincisa con la sventurata avventura militare.

Latilla fu, quindi, un sex symbol, per quanto sia improprio questro termine: piuttosto, incarnò l'ideale (di allora) femminile di un uomo di famiglia, con valori solidamente legati alla tradizione italiana prebellica. E come tale fu adorato dalle donne, al punto che, innamorato di Nilla Pizzi (anch'essa lontana dall'archetipo della femme fatale) ma respinto, dopo un tentato suicidio ricevette dalle sue ammiratici battufoli di ovatta imbevuti di lacrime. Tutte storie di un'Italia sempliciotta, un po' buffa, sentimentale ma passionale e reale, vera, e forse anche più buona.

Il resto della vita di Latilla non mostra più eventi clamorosi: sposato dal 1958 con il grande amore Carla Boni, smette di partecipare a Sanremo all'inizio degli anni Sessanta: i tempi erano radicalmente cambiati, la melodia di stampo lirico veniva soffocata da urlatori, beat e cantautori. Diventa funzionario Rari e solo negli anni Ottanta si fa coinvolgere con altre "vecchie glorie" come Nilla Pizzi , Giorgio Consolini e la moglie Carla Boni nel gruppo "Quelli di Sanremo". Ma il personaggio resta sempre legato, anche per chi non era neppure nato a quell'epoca, all'epopea della "mamma".

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