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Questo articolo è stato pubblicato il 12 settembre 2011 alle ore 14:06.

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David Cameron (Ap)David Cameron (Ap)

A Mosca interpretano il rilievo dato dall'incontro imminente tra Vladimir Putin e David Cameron come un segnale dell'intenzione del primo ministro russo di tornare sulla grande scena internazionale da presidente, dunque di ricandidarsi al Cremlino. La giornata di Cameron a Mosca, del resto, ha soprattutto un valore simbolico. E' dal 2006 che Putin non incontra funzionari britannici d'alto rango: dal 23 novembre 2006, il giorno in cui Aleksandr Litvinenko, ex agente del Kgb divenuto accusatore del Cremlino, morì a Londra dopo essere stato avvelenato, anche le relazioni tra Russia e Gran Bretagna restarono contagiate, paralizzate dalla determinazione dei russi a non concedere l'estradizione del sospetto numero 1 del caso Litvinenko, Andrej Lugovoj, un'altra ex spia, deputato alla Duma.

Oggi l'obiettivo delle due diplomazie è migliorare il rapporto, se non risolverlo. Nessuno si aspetta aperture russe su Litvinenko, eppure il tono di Cameron, che per prima cosa ha pronunciato un discorso all'Università statale di Mosca, è stato conciliante: "Non dobbiamo nascondere i temi su cui non siamo d'accordo - ha detto - ma voglio lavorare su un nuovo approccio basato sulla cooperazione".

Cooperazione negli affari, soprattutto: ma anche questo non è un campo sgombro da ombre. Compagnie come Bp - gli uffici di Mosca "visitati" dalla polizia il giorno dopo aver visto l'americana ExxonMobil prendere il posto della major britannica in un grande accordo con Rosneft - conoscono meglio di chiunque altro le insidie e le difficoltà del mondo russo. Eppure proprio Bob Dudley, ceo di Bp, è tra i nomi più importanti nella delegazione che viaggia con Cameron, ed è stato anticipato che il presidente Dmitrij Medvedev - quasi a pareggiare i conti - proporrà all'anglo-olandese Royal Dutch-Shell di approfondire la cooperazione con Gazprom nell'Estremo Oriente.

A fine giornata gli inglesi contano di aver siglato a Mosca accordi per 215 milioni di sterline - garanzia di 500 nuovi posti di lavoro in Gran Bretagna. Nell'anno trascorso le esportazioni britanniche in Russia sono cresciute del 50%, iniziando a recuperare il tempo perduto.

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