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Questo articolo è stato pubblicato il 13 settembre 2011 alle ore 07:59.
L'ultima modifica è del 13 settembre 2011 alle ore 06:43.

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Sembra un calabrone. Anche il suo volo sfida le regole, non dell'aerodinamica ma dell'economia. Non si può dimenticare infatti che l'euro, da qualunque punto lo si guardi, resta sopravvalutato.

Né le difficoltà finanziarie della Grecia, dell'Irlanda, del Portogallo, della Spagna e infine dell'Italia, con gli spread sempre più ampi, né le grigie prospettive di crescita, che ora coinvolgono la Germania sono riusciti a portarlo davvero verso il basso, verso quella soglia teorica (ed elusiva) di equilibrio che ora viene indicata in 1,20 dollari, ma che qualche economista ha individuato persino in quota 1,05.
Ora gli scossoni degli altri mercati hanno un po' smosso la moneta unica, che ha perso terreno: gli Stati Uniti sembrano avere migliori prospettive di crescita, mentre la Bce appare – ma occorrerà verificare – più flessibile sul fronte della liquidità. È possibile quindi che la valuta comune si collochi stabilmente a un livello un po' più basso. Non sarebbe un male: senza impensierire troppo la Bce per i riflessi sull'inflazione – il petrolio non è più così caro – potrebbe rendere un po' più appetibili le nostre esportazioni.

C'è naturalmente un rischio: che anche la valuta, finora miracolosamente rimasta al riparo, sia coinvolta dalle turbolenze finanziarie. Il valutario è già in tensione: la decisione svizzera di porre un tetto al cambio ha dato stabilità al franco, e nervosismo alle altre monete. Più di un analista ha rispolverato l'immagine di "guerra delle valute"...
A questo rischio corrisponde una responsabilità in più per il mondo politico; che deve evitare la tentazione – e la presunzione... – di guidare il cambio verso il basso. La polifonia della Germania, di cui non si capiscono le intenzioni, gli insuccessi della Grecia, le esitazioni dell'Italia – per fare solo qualche esempio – hanno diffuso solo incertezza su azionario e obbligazionario. Sarebbe un male se questa contagiasse anche il valutario.

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