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Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre 2011 alle ore 11:34.

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Giancarlo Zizola (Fotogramma)Giancarlo Zizola (Fotogramma)

La sua domanda, nelle conferenze stampa, era sempre quella che dava profondità al tutto. Giancarlo Zizola, morto questa mattina a 75 anni, conosceva a fondo la materia di cui scriveva, sapeva di teologia come pochi altri nell'ambiente - pur molto preparato - della sala stampa vaticana.

La sua storia professionale è indissolubilmente legata a Il Giorno, il quotidiano milanese voluto da Enrico Mattei e diretto per anni da Italo Pietra, e che per molto tempo rappresentò un esperimento d'avanguardia nella stampa nazionale. Da quella tribuna che usciva dagli schemi Zizola raccontò il grande evento dell'epoca, il Concilio Vaticano II, e il vento di rinnovamento che invase la Chiesa ma anche la società italiana. Conosceva bene papa Giovanni XXIII, e il suo successore Giovanni Battista Montini, e fu in grado di raccontare i protagonisti del dibattito conciliare e quello ancora più vivace del post-Concilio, anche entrando in rotta di collisione con chi - in seguito - non era d'accordo nel trattare il Vaticano con quella franchezza. Dopo il Giorno scrisse su Panorama, il Sole 24 Ore e negli ultimi anni era approdato a Repubblica, dove era commentatore di prima fila.

Chi lo ha visto fino a fino ieri sera a Monaco di Baviera - dove si trovava per seguire il Meeting internazionale di Sant'Egidio - lo ha descritto il pieno vigore, allegro e sempre pungente.
Autore di molti libri, l'ultima sua fatica risale a due anni fa: "Santità e Potere. Dal Concilio a Benedetto XVI, il Vaticano visto dall'interno".
Ci mancherà.

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