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Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre 2011 alle ore 15:48.

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«Il fenomeno corruttivo, in costante crescita in Italia, si è dimostrato essersi insediato e annidato dentro le pubbliche amministrazioni e rappresenta la terza fonte di danno erariale in ordine di importanza, stando ai dati riscontrati nelle citazioni emesse dalle procure regionali nell'anno 2010 (17,7%)». È quanto ha affermato il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso di un'audizione alla I e II Commissione, alla Camera dei Deputati.

«Va evidenziato - ha chiarito - che i reati di corruzione sono caratterizzati da una rilevante difficoltà di emersione ed esiste una scarsa propensione alla denuncia, non solo perché si tratta di comportamenti che, spesso, nascono da un accordo fra corruttore e corrotto e nessuno di questi soggetti ha interesse a far scoprire il fatto ma anche perché, nell'ambiente in cui essi sorgono, anche le persone estranee al fatto, ma partecipi all'organizzazione, non dimostrano disponibilità a denunciare fenomeni di tal tipo». Tuttavia, secondo Giampaolino «è rilevante, ai fini del contrasto dei fenomeni corruttivi, l'azione del pubblico ministero contabile (la Procura generale e le Procure regionali presso la Corte dei conti) e del giudice contabile (le Sezioni giurisdizionali centrali e regionali), azione volta ad accertare la responsabilità per danno tutte le volte (ed è ciò che avviene più spesso) che, al reato corruttivo, si associa una condotta causativa di un danno al sistema di finanza pubblica (danno erariale)».

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