Il Sole 24 Ore
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Decreto necessario, ma ora le dismissioni


di Alessandro Pilato
Questa manovra correttiva andava fatta. E non in obbedienza a particolari imposizioni dall'esterno, ma nell'interesse del nostro paese e soprattutto nell'interesse delle future generazioni.
Deve essere comunque a tutti chiaro, che il vero problema dell'Italia non è il deficit di bilancio, ma il rapporto patologico fra il debito pubblico ed il Pil pari a circa il 118 per cento. La politica, dovendosi dedicare nell'urgenza di una crisi, alle cure del debito pubblico, non ha molti spazi per intervenire su questo fronte così importante per la crescita del reddito e dell'occupazione. Ritengo che sarebbe stato opportuno che fosse stata la Ue a prendere atto del fatto che il problema del debito pubblico è comune alla gran parte dei paesi membri e a decidere su una sistemazione straordinaria degli eccessi di questo debito. Ritengo altresì che l'Italia per suo conto deve affrontare e risolvere questo gravissimo problema.
Il pareggio di bilancio, in un paese con una crescita del Pil, indubbiamente influisce sulla riduzione del rapporto debito/Pil; ma in un Paese come il nostro, dove la crescita del Pil è minima, non vi è dubbio che bisogna intervenire sul numeratore della frazione e cioè sul debito. Orbene per ridurre il debito, senza avere avanzi di bilancio, l'unica strada è quella della dismissione dei beni e delle partecipazioni dello stato. Le stime più accreditate quantificano in circa 300 miliardi i beni immobili dello stato e a oltre 75 miliardi le municipalizzate, oltre le partecipazioni in Enel, Eni etc.
Sarebbe quanto mai opportuno allora che, senza indugio, si procedesse a dismettere beni per almeno 50 miliardi all'anno, per ridurre il rapporto debito/Pil, che, dall'attuale 118%, scenderebbe di anno in anno di circa 3 punti percentuali raggiungendo in 5 anni il rapporto del 106 per cento. Se poi si ipotizzasse una crescita di un punto percentuale all'anno del Pil, allora il rapporto scenderebbe ancora e in 5 anni potrebbe rappresentare il 102% circa.
Ovviamente il rimborso del debito di 50 miliardi l'anno, produrrebbe un risparmio in termini di interesse di 2,5 miliardi il primo anno, di 5 miliardi il secondo, di 7,5 miliardi il terzo, di 10 miliardi il quarto, di 12,5 miliardi il quinto anno e di 15 miliardi il sesto anno.
A regime quindi lo stato risparmierebbe strutturalmente 15 miliardi all'anno e non avrebbe minimamente messo le mani nelle tasche degli italiani. È difficile realizzare una dismissione di beni per 50 miliardi l'anno? Penso proprio di no. Ci vuole soltanto la volontà politica di farlo.
Ma vi è di più. Se vogliamo essere onesti fino in fondo, dobbiamo riconoscere che ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati non si possono chiedere ulteriori sacrifici. In Italia esistono circa 8 milioni di partite Iva tra professionisti ed imprese individuali e società. Se a ciascun soggetto Iva si chiedesse un contributo straordinario in media di circa 150 euro mensili, per 20 anni, attraverso la contrazione di un mutuo di circa 50.000 euro a soggetto, da estinguere in 20 anni, lo stato otterrebbe subito 400 miliardi di euro da destinare al rimborso del debito pubblico, con un risparmio per interessi di circa 20 miliardi strutturali annui.
Il rimborso del debito pubblico ai possessori dei titoli, implicherebbe automaticamente da parte di questi ultimi, il reinvestimento relativo, sul quale lo stato di nuovo otterrebbe ulteriore gettito (il 20% del rimborso, diciamo 80 miliardi). Ai titolari di partiva Iva, ovviamente, come contropartita, bisognerebbe rimborsare tutto quello che si otterrebbe dalla lotta alla evasione, ridurre il carico tributario in termini di Ire, Irap, etc.
Capisco che per il mondo delle partite Iva (io sono tra questi) il peso sarebbe forte, ma il sacrificio dobbiamo farlo nell'interesse nostro e soprattutto per amore dei nostri figli e delle future generazioni.
Per adottare questi provvedimenti è necessario che la classe politica sia credibile ed imitabile. Il primo provvedimento da prendere allora per chiedere i sacrifici è la eliminazione totale di tutti i privilegi della classe politica.
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