Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

25 settembre 2011

Scola ringrazia chi lo ha accolto


Al termine di questa azione eucaristica non posso esimermi da qualche dovuto grazie.

Anzitutto lo rivolgo a Sua Santità Benedetto XVI. La guida paterna con cui egli accompagna la Chiesa di Dio ci urge a seguire la testimonianza del Successore di Pietro, ricca di preziosi insegnamenti magisteriali e di ampia visione dell'uomo e della storia. Il viaggio in Germania, che si sta concludendo, ne ha dato luminosa conferma.

Agli Arcivescovi Emeriti, il Cardinale Dionigi Tettamanzi, amico di lunga data, e il Cardinale Carlo Maria Martini, che in questi mesi con delicati gesti ha voluto intensificare il nostro rapporto, ribadisco la mia gratitudine e vicinanza. Mi viene, inoltre, spontaneo volgere un riconoscente pensiero al Beato Ildefonso Schuster, al Servo di Dio Giovanni Battista Montini e al Cardinale Giovanni Colombo che hanno segnato la mia infanzia e giovinezza.

Sono riconoscente a tutti i fratelli nell'episcopato, quanti sono qui presenti e quanti hanno voluto unirsi a noi in vario modo, in particolare ai Vescovi lombardi. Ringrazio di cuore i Signori Cardinali Levada, Antonelli e Ravasi che hanno concelebrato.

Un delicato grazie va ora ai rappresentanti delle Chiese e delle Confessioni cristiane oggi intervenuti. Ai figli di Israele, popolo primogenito dell'Alleanza, ai fedeli dell'Islam e a tutti gli uomini delle religioni, che a vario titolo mi hanno formulato il loro augurio in questa occasione, rinnovo la comune convinzione che la mano di Dio accompagna il cammino della famiglia umana. Su questa base continueremo ad operare insieme.

A tutti gli esponenti delle istituzioni sociali, culturali, artistiche, politiche e militari della multiforme società lombarda, di qualunque credo e convinzione, assicuro - per quanto ne sarò capace - apertura e collaborazione nella necessaria distinzione di ruoli e nel rispetto delle leggi giuste.

Permettetemi ora di dire la mia riconoscenza a quelle persone e realtà attraverso le quali la Provvidenza mi ha accompagnato fin qui.
Come non iniziare dalla parrocchia di San Leonardo in Malgrate, cioè dal paese dove sono nato, e da Lecco, la città che, per prima, ha allargato i miei orizzonti? Uno speciale ricordo riserbo ai miei genitori, al mio compianto fratello, ai miei familiari, ai sacerdoti, agli amici. Mi è caro ringraziare i numerosi sacerdoti che fin dall'infanzia mi hanno spalancato alla fede: don Fausto Tuissi, don Spirito Colombo, don Aldo Farina e la sofferta figura di Ambrogio Valsecchi.

Ringraziare Mons. Luigi Giussani, vero genio dell'educazione cristiana, Hans Urs von Balthasar e il Beato Giovanni Paolo II significa riconoscere con gioia l'immeritato dono di padri e maestri nella fede, capaci di vivere tutte le dimensioni del mondo.

Anche se finirò per dimenticarne molti, non posso certo scordare Sua Eccellenza Mons. Abele Conigli e la Diocesi di Teramo, qui rappresentata dal vescovo S.E. Mons. Seccia, che mi hanno accolto nel 1969.
Nella persona del loro vescovo, S.E. Mons. Agostinelli, rivolgo un cordiale saluto agli amici grossetani, che sono stati testimoni dei primi passi del mio ministero episcopale, e nella persona di S.E. Mons. Dal Covolo a quelli di Roma, che mi hanno accompagnato nei miei anni di insegnante, di Rettore della Pontificia Università Lateranense e di Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.

La mia viva gratitudine va all'amata Venezia di terra e di mare. Gli anni del ministero patriarcale hanno segnato profondamente il mio itinerario. Il legame con il popolo cristiano di Venezia e con la società civile del Patriarcato, qui rappresentati da S.E. Mons. Beniamino Pizziol, Amministratore Apostolico e dal Sindaco della città, è un dono di cui intendo continuare a fare tesoro.

Un caro saluto va agli amici svizzeri del Canton Ticino e di oltre Gottardo, nel vincolo di memoria con i compianti Vescovi Eugenio Corecco e Gianni Danzi.

Infine grazie ai tanti, tantissimi amici venuti da ogni dove. Di cuore Vi abbraccio ad uno ad uno.

Tuttavia, carissimi, mi consentirete di dire il mio grazie più intenso ai milanesi che mi hanno accolto oggi con tanto calore. Lo dico con speciale intensità ai sacerdoti, di cui ho imparato fin da bambino il realistico zelo. Lo rivolgo ai religiosi, alle religiose, a tutti i fedeli laici, qui presenti o che hanno seguito la celebrazione attraverso la televisione e la radio, specialmente alle famiglie, ai giovani, ai bambini, agli anziani, agli ammalati, ai più poveri ed emarginati. L'abbraccio, con cui mi state stringendo, già mi riempie di gratitudine verso tutte le Parrocchie, le Associazioni, i Movimenti, i gruppi. Un grazie particolare rivolgo al Vicario Generale S.E. Mons. Carlo Redaelli e al Consiglio Episcopale, ai Decani, ai membri del Capitolo Cattedrale, ai membri del Consiglio Presbiterale e del Consiglio Pastorale Diocesano. Un ultimo, ma particolarmente grato, pensiero indirizzo al Comitato organizzatore di questa giornata coordinato dal Moderator Curiae, che con cordialità si è addossato un grande lavoro.
Devo infine ringraziare le autorità civili e militari per la loro collaborazione all'organizzazione di questo ingresso.

Quando all'inizio degli anni Sessanta, chiamato dal Cardinale Colombo ad occuparmi della FUCI, ho cominciato a venire in Duomo, mi colpì la consuetudine dei milanesi a riversarsi verso sera in piazza Duomo. Si formavano decine e decine di capannelli che discutevano dei più svariati argomenti. Il ricordo di questa usanza si è sedimentato in me come una felice espressione di democrazia sostanziale che nasce dal basso e si sviluppa nel confronto e nello scambio. Veramente l'io è sempre in relazione, e dalla relazione cava il sorprendente alimento per la sua crescita. Ora i tempi sono diversi, ma il valore di questo stile democratico rimane inalterato. In ogni caso questo è l'augurio che mi viene spontaneo per la nostra Milano, metropoli illuminata, operosa ed ospitale: non perdere di vista Dio.


25 settembre 2011