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Questo articolo è stato pubblicato il 02 ottobre 2011 alle ore 18:08.
L'ultima modifica è del 02 ottobre 2011 alle ore 15:08.

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(LaPresse)(LaPresse)

«La crisi dell'euro rappresenta una minaccia per l'economia mondiale»: lo ha dichiarato alla Bbc il primo ministro britannico David Cameron, invitando i leader europei a «rimboccarsi le maniche e a far funzionare il mercato unico». Mentre si apre oggi a Manchester, nord-ovest dell'Inghilterra, l'annuale Congresso dei Tories, Cameron ha promesso fino 200mila case in più e 400mila nuovi posti di lavoro.

È però contrario all'idea di un referendum per restare o meno in Europa, lanciato dagli euroscettici del suo partito: «L'eurozona rappresenta una minaccia per se stessa, ma anche per l'economia britannica e per l'economia mondiale», ha spiegato il capo di governo. La sparizione dell'euro, tuttavia, sarebbe "molto negativa" per il Regno Unito, ricordando che, sebbene il Paese non appartenga all'eurozona, realizza il 40% delle sue esportazioni nella regione.

No a referendum su uscita da Ue
«Il nostro interesse è restare nell'Unione europea perchè abbiamo bisogno di quel mercato unico», ha aggiunto, stimando tuttavia che Londra ha affidato "troppi poteri all'Europa". Cameron ha risposto così alle proposte della presidente della commissione parlamentare britannica incaricata dell'Economia, la laburista Natascha Engel, la quale aveva detto che «una chiara maggioranza di parlamentari chiedono il dibattito» sullo svolgimento del referendum per restare o meno in Europa.
Secondo il Mail online, il dibattito dovrebbe svolgersi entro Natale, ma è difficile che porti a un voto a favore della tenuta di un referendum, dato che il partito conservatore di Cameron e i suoi alleati libearl-democratici (Lib-Dem), filo-europei, dispongono della maggioranza assoluta.

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