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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2011 alle ore 19:16.

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MOSCA - A una settimana esatta dalla visita a Pechino del primo ministro russo, Vladimir Putin, il Servizio per la sicurezza statale (Fsb, l'ex Kgb) ha annunciato di aver catturato in flagrante una spia cinese mentre stava cercando di acquistare della documentazione top secret sulle tecnologie di produzione dei sistemi missilistici terra-aria S-300. Putin, che si prepara a ritornare nel marzo del 2012 al Cremlino come "vecchio-nuovo" presidente della Russia, sarà in Cina nel periodo 11-12 di settembre, per presentare un programma di cooperazione politica ed economica tra i due Paesi per il prossimo decennio.

Secondo gli osservatori politici la "spy story" tirata fuori dai cassetti segreti dell'Fsb – in realtà la spia cinese fu arrestata ancora il 28 ottobre dell'anno scorso - nel momento meno opportuno per una mossa del genere minaccia di rovinare la visita Putin, che intende discutere con il leader cinese, Hu Jintao, del delicato problema delle esportazioni verso la Cina di gas russo. Intanto la stampa russa s'interroga sui motivi della fuga di informazioni, che potrebbe essere un'altra manifestazione inedita della lotta politica clandestina tra Putin il presidente uscente, Dmitrij Medvedev, che era già costata la carica al ministro delle Finanze e il vice premier, Aleksej Kudrin.

Tun Sheniyun, ufficiale del ministero della sicurezza statale della Cina, ha lavorato in Russia sotto la copertura di interprete delle delegazioni governative cinesi e in questa veste aveva l'accesso a molti personaggi "top" dell'establishment politico, economico e soprattutto militare russo. Il compito di Tun era quello di raccogliere delle informazioni classificate "segrete" riguardo alla produzione dei sistemi missilistici S-300 per la difesa antiaerea. Nei 20 anni passati la Russia ha ufficialmente esportato in Cina alcune decine di questi complessi missilistici creati ancora ai tempi sovietici, di cui 15 sistemi sono stati venduti a Pechino nel 2010. Il problema è che la Russia fornisce ai clienti stranieri, tra cui l'esercito popolare cinese, delle versioni "light" che si distinguono moltissimo da quelle originali in dotazione alle forze armate russe. In primo luogo i "tagli" riguardano i sistemi di telecomunicazione installati sui missili meno protetti e i radar che non sono capaci di funzionare nelle condizioni di forti interferenze. La Cina produce su licenza russa dei sistemi analoghi, chiamati HQ-9, ma vorrebbe accedere alle tecnologie "non censurate".

Le rivelazioni sulla spia cinese potrebbero rovinare la visita di Putin a Pechino, nel corso della quale il premier e il futuro presidente della Russia vorrebbe sbloccare le trattative sulle forniture di gas alla Cina. Le "guerre del gas" con l'Ucraina, le tensioni tra Gazprom e i consumatori europei stanno spingendo Mosca a diversificare le esportazioni di gas. La Russia però non vuole andare d'incontro alla Cina sulla questione del prezzo "politico": la richiesta russa supera ancora di circa 100 dollari per mille metri cubi la massima offerta cinese. Il maxi accordo sull'export di gas russo verso la Cina doveva essere firmato da Putin e da Hu Jintao lo scorso giugno, a margine del Forum economico di San Pietroburgo. Nel 2011 l'interscambio economico-commerciale tra la Russia e la Cina dovrà raggiungere quota 70 miliardi di dollari, dopo i 59 miliardi registrati nel 2010.

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