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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2011 alle ore 06:38.

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ROMA
Scontro anche duro, al Senato, sulla «prescrizione breve», che deve diventare legge al più presto; confronto, alla Camera, sulle intercettazioni, che restano in agenda ma vengono rinviate a novembre. Il ddl sugli ascolti, di cui Silvio Berlusconi ha fatto una bandiera, continua a dividere falchi e colombe della maggioranza e, anche se oggi il governo incasserà la fiducia, resta una spina nel fianco del premier. Ieri sera, a palazzo Chigi, si è discusso a lungo sul che fare, politicamente e nel merito. Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, avrebbe voluto portare avanti subito la stretta sulle indagini e sui divieti di pubblicazione degli ascolti, mentre per il ministro della Giustizia Nitto Palma è meglio aspettare che il clima sia meno surriscaldato. Sulla stessa linea il relatore Enrico Costa, infaticabile mediatore con il Terzo Polo (finora senza successo), nonché il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto, preoccupato di assenze e maldipancia vari nella maggioranza, mentre la Lega si rimangia le riserve di due giorni fa e con Marco Reguzzoni si «adegua» alle decisioni del governo.
Insomma, la riforma si farà, assicurano i berlusconiani, anche se viene rinviata a novembre. Costa continuerà a mediare anche se ha già pronti gli emendamenti per cercare di mettere il Terzo Polo con le spalle al muro: la pubblicazione di intercettazioni irrilevanti diventa una contravvenzione punita con arresto o ammenda; scompare il Tribunale collegiale per autorizzare gli ascolti; l'udienza filtro (dalla quale cade il blackout informativo) si tiene il giorno dopo quella in cui il Gip ha autorizzato una misura cautelare. Nessuna mediazione, invece, sulla «prescrizione breve», che nonostante la battuta d'arresto subìta ieri a palazzo Madama, resta la priorità della maggioranza. «Della giustizia penale non parlo per carità di patria» ha detto Berlusconi, mentre a Palazzo Madama si consumava lo scontro sul ddl destinato a stoppare il processo Mills in cui il premier è accusato di corruzione giudiziaria e rischia una condanna a fine novembre. Grazie al taglio di un quarto della prescrizione per gli imputati incensurati, previsto dalle nuove norme, il processo sarebbe già prescritto.
Ieri il ministro Palma ha ribadito, dai microfoni di Radio 24, quanto già affermato al Senato tempo fa, quando aveva parlato di «accanimento terapeutico» di certi giudici su processi destinati alla prescrizione. «Il processo Mills si prescriverebbe comunque nel gennaio 2012 con o senza l'approvazione definitiva della nuova legge». Piuttosto, ha aggiunto, ci si dovrebbe chiedere «come mai si utilizzino tante energie per un processo destinato alla prescrizione, invece di dedicarle a processi per fatti che possono arrivare a sentenza definitiva». Quanto all'effetto amnistia denunciato dall'Anm e dal Csm, ha ricordato che ogni anno si prescrivono 180mila processi e che ciò avviene in base «a scelte discrezionali degli uffici giudiziari».
Non è escluso che sulla «prescrizione breve» il governo metta la fiducia, tanto più se l'opposizione continuerà l'ostruzionismo di questi giorni in commissione Giustizia: nelle due sedute di ieri è stato votato (e respinto) un solo emendamento e ne restano ancora 150. Il presidente Filippo Berselli andrà avanti fino a mercoledì e poi, se l'ostruzionismo continuerà, metterà il ddl «in un cassetto» in attesa delle decisioni della Conferenza dei capigruppo: se il ddl verrà calendarizzato in aula entro ottobre, ci andrà anche se non ne è stato concluso l'esame. «Sarebbe una prepotenza nella prepotenza», protesta Luigi Li Gotti dell'Idv. «L'assurdità - osserva Felice Casson (Pd) - è che un governo e una maggioranza così in bilico e delegittimati facciano pressioni sul Parlamento per approvare provvedimenti dannosi per la giustizia e utili soltanto alle esigenze processuali del premier». «In questi tre anni nulla si è fatto per l'efficienza della giustizia ma ci si è affannati per risolvere i guai di Berlusconi» dice il centrista Gianpiero D'Alia. Inequivocabili le parole della finiana Giulia Bongiorno affidate all'Espresso: «Non capisco perché il problema giudiziario di Berlusconi dovrebbe diventare un fardello mio o del Parlamento: è solo il suo».
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