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Questo articolo è stato pubblicato il 03 novembre 2011 alle ore 21:46.

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In Afghanistan hanno eseguito un gran numero di operazioni ad alto rischio rimaste quasi sempre lontane dai riflettori ma questa mattina gli uomini della Task Force 45, le forze speciali italiane schierate a Herat e Farah, hanno portato a termine un'operazione antiterrorismo definita "da manuale" da alcuni osservatori.

L'azione è stata determinata dall'attacco di un commando suicida talebano composto da due kamikaze con addosso giubbotti esplosivi e un gruppo di fuoco di cinque miliziani con kalashnikov e lanciagranate che hanno attaccato la sede della Esko International, società di logistica a contratto con la Nato per la quale cura lavori infrastrutturali e rifornimenti. Il compound della Esko si trova a 300 metri dall'aeroporto di Herat, a meno di un chilometro dalla grande base di Camp Arena, la più grande che la Nato abbia istituito nell'Ovest che ospita il comando del Regional Command West e parte dei contingenti italiano e spagnolo.

Un elemento che da un lato ha facilitato la rapida risposta delle forze italiane ma dall'altro sembra evidenziare la volontà dei talebani di dimostrare che possono colpire ovunque nonostante da alcuni mesi la sicurezza a Herat sia passata sotto il controllo delle autorità afghane. Secondo la ricostruzione fornita dal comandante delle truppe alleate nella regione, il generale Luciano Portolano, la notizia dell'attacco è giunta a Camp Arena alle 9.35 di questa mattina. Appena dieci minuti dopo è iniziata l'attività per «l'eliminazione della minaccia e l'evacuazione dei connazionali asserragliati all'interno del compound. L'evacuazione è stata completata con successo in un ambiente chiaramente ostile sotto il fuoco nemico». Scarni i dettagli forniti dalle fonti ufficiali che citano appena la Task Force 45 . Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha parlato di un'operazione «condotta brillantemente» dai nostri militari con l'impiego della forza di reazione rapida, tiratori scelti, elicotteri da trasporto e di attacco e della Task force 45, l'unità di forze speciali italiane composta da incursori di esercito, carabinieri, marina e aeronautica. L'intervento dei militari italiani ha consentito «l'evacuazione di 31 civili, di cui sei italiani, 24 stranieri e un afgano» ha detto il ministro.

Secondo quanto riferito da fonti ben informate gli ostaggi caduti nelle mani dei terroristi negli edifici occupati erano 18, tra i quali tre italiani mentre le truppe che hanno rapidamente circondato l'area appartenevano alla forza di reazione rapida, un paio di plotoni di fanteria italiani mantenuti in costante pre-allarme per far fronte a esigenze improvvise. Attivata immediatamente anche la componente antiterrorismo della Task Force 45 che ha la sua base e il suo comando all'interno di Camp Arena.

Meno di una ventina di uomini del Gruppo interventi speciali dei Carabinieri (gli specialisti dell'antiterrorismo) e del Gruppo operativo incursori della Marina hanno pianificato ed eseguito il blitz, sviluppatosi nella tarda mattinata pare anche con l'impiego di elicotteri per condurre un attacco simultaneo agli edifici controllati dai terroristi penetrandovi da porte, finestre e tetto.

Il fuoco preciso degli incursori ha ucciso tutti i terroristi, come ha confermato Noor Khan Nekzad, portavoce della polizia afghana («gli insorti sono stati uccisi dalle forze internazionali») consentendo di liberare tutti gli ostaggi nessuno dei quali è stato ferito. Alcune schegge provocate dall'esplosione innescata da un kamikaze hanno ferito leggermente a una gamba un carabiniere del Gis ma, come ha riferito il portavoce del Comando Ovest di Isaf, il colonnello Vincenzo Lauro «le sue condizioni non destano preoccupazioni».

Fonti locali riferiscono anche di due agenti afghani uccisi e altri tre feriti. Oltre ai reparti citati, la Task Force 45 schiera in Afghanistan anche distaccamenti del reggimento incursori "Col Moschin" , del 17° stormo dell'Aeronautica oltre a reparti specialistici come i ranger (alpini paracadutisti) e gli acquisitori di obiettivi del 185° reggimento. Suddivisa in due Task Group schierati a Herat e Farah, la TF 45 ha condotto moltissime operazioni di valore strategico, inclusa l'intercettazione di carichi di armi diretti agli insorti e l'eliminazione di capi talebani nell'area occidentale afghana. Un'attività che, pur se avvolta dal totale silenzio delle autorità italiane, ha suscitato l'ammirazione dell'ex comandante delle truppe alleate (a sua volta un incursore) , il generale Stanley McChrystal. «Non voglio rivelare dettagli. Posso solo dire che ho potuto osservare il lavoro e la professionalità di quella Task Force 45 e credo che gli italiani sarebbero orgogliosi dei loro soldati», dichiarò McChrystal nel marzo dell'anno scorso.

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