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Questo articolo è stato pubblicato il 03 novembre 2011 alle ore 06:37.

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Avvio del processo di dismissione del patrimonio pubblico con la costituzione di un fondo da 60 miliardi e la valorizzazione degli immobili della difesa, per incidere sul debito pubblico. Liberalizzazione delle professioni e dei servizi pubblici locali, a partire dai trasporti, per compensare le richieste dei comuni. "Tremonti-infrastrutture" con la detassazione Irap e Ires per le imprese che realizzano opere pubbliche. Un pacchetto ad hoc sul pubblico impiego, che poggia sulla mobilità. Sarebbero questi i punti cardine del maxi-emendamento che il Governo conta di presentare la prossima settimana alla legge di stabilità, all'esame del Senato, per dare rapida operatività ad almeno una parte degli impegni presi con la lettera d'intenti consegnata a Bruxelles. Le linee guida del maxi-emendamento sono state discusse e "formalmente" approvate ieri sera in un Consiglio dei ministri notturno ad alta tensione.

Un Consiglio dei ministri preceduto da un lungo vertice del Pdl in cui sarebbero state stoppate, almeno per il momento, tutte le proposte di interventi maggiormente strutturali (a partire dalla patrimoniale) e nel corso del quale sarebbe stato nuovamente criticato l'atteggiamento tenuto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Proprio dopo la visita pomeridiana di Tremonti al Quirinale è stata bocciata l'ipotesi di ricorrere a un decreto legge, che aveva preso quota nel corso della giornata. Un provvedimento d'urgenza, annunciato dallo stesso Berlusconi al vertice del Pdl, che avrebbe dovuto fare da apripista al maxi-emendamento alla legge di stabilità, già dato per certo da martedì, in cui convogliare le misure più ordinamentali. Al termine della riunione a Palazzo Chigi il ministro Altero Matteoli ha comunque affermato che «nel maxi-emendamento alla stabilità saranno inserite parte delle misure della lettera alla Ue e - ha aggiunto - successivamente un decreto e un Ddl».

A fare tornare il Governo sulla strada del maxi-emendamento sarebbe stato dunque lo stop al decreto giunto dal Quirinale, anche per la scarsa compatibilità di alcune misure con un provvedimento di urgenza, come ad esempio quelle sul lavoro. Anche se il ministero del Lavoro ha subito tenuto a precisare che l'ipotesi di inserire i cosiddetti "licenziamenti facili" in un Dl non era mai stata presa in considerazione: il veicolo prescelto era infatti un disegno di legge ad hoc. Nel maxi-emendamento confluirebbero comunque le altre misure del pacchetto lavoro, in primis gli incentivi per i contratti di apprendistato e il contratto di inserimento femminile. Il maxi-emendamento, salvo nuovi ripensamenti, non farebbe alcun cenno alle pensioni.

Dopo un tam tam durato per l'intera giornata e che annunciava un prelievo forzoso sui conti correnti, smentito definitivamente in serata da Palazzo Chigi così come il ritorno dell'Ici e un possibile aumento dell'Iva, le misure su cui si sono confrontati ministri e tecnici sono sostanzialmente quelle che hanno ispirato gli impegni assunti dal Governo con Bruxelles. All'interno di quel perimetro si sono svolti i lavori di assemblaggio degli interventi che ora dovranno essere trasformati in un articolato vero e proprio. Ieri sarebbero state approvate solo le linee guida degli interventi da far salire sul treno della "stabilità". E se il maxi-emendamento è di fatto ancora una scatola aperta, nulla esclude che nelle prossime ore, dopo la riunione del G20 a Cannes, il premier non si trovi nella condizione di ripescare misure ora accantonate come la patrimoniale o l'Iva, più convincenti per i mercati.

Della griglia dalla quale i tecnici del Governo stanno attingendo per comporre il mosaico del maxi-emendamento, fanno parte le opere pubbliche, con la cosiddetta "Tremonti-infrastrutture", e le liberalizzazioni. Ancora da decidere il futuro del nuovo credito d'imposta alla ricerca per le assunzioni di ricercatori under 30, nonché l'aiuto alla crescita economica delle imprese sotto forma di premio fiscale a chi rafforza la propria struttura patrimoniale evitando il ricorso eccessivo all'indebitamento.
Quanto al pacchetto lavoro, si punta a incentivare le assunzioni mediante l'apprendistato con la decontribuzione totale nei primi 36 mesi di contratto. Per le regioni dovrebbe essere possibile dedurre il costo del lavoro legato alla produttività dall'Irap. Sul fronte contributivo scatta invece l'aumento dell'1% delle aliquote contributive per i lavoratori con contratti di lavoro coordinato e continuativo a progetto.
Il premier assicura che le misure diventeranno legge in 15 giorni. L'emendamento sarà presentato al Senato dove il termine ufficiale in Commissione scade domani. Un termine che non vincola però il Governo per il quale resta la possibilità di depositare la prossima settimana, forse già martedì, il maxi-correttivo.

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