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Il dovere di fare

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Il dovere di fare

Noi vogliamo rispondere delle colpe italiane: sono tante e hanno la loro sintesi in una bassa crescita e in un elevato debito pubblico. Nessuno, però, si permetta di scaricare sull'Italia le colpe dell'Europa.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, meditino su miopie, egoismi, errori che loro (non altri) hanno commesso e provvedano - nel loro interesse - a fare pulizia in casa (banche e non solo), la smettano di assecondare improbabili "secessioni monetarie" per motivi elettorali (l'esito delle urne non ha mai pagato), mettano il cemento armato della politica a fare da argine al fiume della crisi di sfiducia e delle ondate speculative che hanno investito i debiti sovrani del Vecchio Continente.
Siamo nel pieno di una crisi sistemica europea e l'Italia resta, per intero, sul filo del rasoio, come abbiamo scritto una settimana fa, quando abbiamo lanciato un appello di due parole: fate presto. Eravamo usciti da una giornata da brivido sui mercati con un differenziale BTp-Bund che aveva toccato il tetto dei 575 punti e tassi di rendimento dei Buoni del Tesoro poliennali superiori al 7%. Se è vero che ieri, in una giornata di estrema volatilità, gli spread dei titoli a 10 anni di Francia (sfiorata quota 200 punti), Spagna (sopra i 460) e Belgio (picco a 316) hanno toccato il record contro la Germania e noi invece no, è un dato di fatto che il BTp-Bund resta sopra i 500 e che i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono risaliti sopra il 7% con i BTp a 10 e 5 anni.

La Spagna (non noi) ha messo a segno un nuovo record di spread contro i Bund, ma paga il 6,43% sul decennale e meno del 6% sui Bonos a 5 anni.
Che cosa dicono questi numeri? La credibilità internazionale che riscuote il professor Monti, neo presidente del Consiglio, e il livello alto di competenza tecnica della sua squadra ci permettono di dire che oggi finalmente l'Italia torna ad essere come gli altri: non stiamo qui a conteggiare il nuovo record di giornata e nessuno potrà invocare ancora l'alibi della cosiddetta anomalia italiana per metterci nell'angolo, ma siamo sempre quelli che soffrono di più, restiamo appunto sul filo del rasoio. Ci attendiamo che Monti restituisca, in fretta, al Paese il peso che merita nelle scelte dell'Europa e per l'Europa. Confidiamo che ciò avvenga.

Detto questo, però, dobbiamo essere chiari: l'uscita dell'Italia dalla palude nella quale si è cacciata dipende sempre da noi (solo da noi) e in particolare dipende dalla forza politica che il governo Monti dimostrerà di avere alle sue spalle e dalla capacità che dimostrerà di tradurre questa forza politica in atti concreti (pubblichiamo a fianco, nella stessa pagina, i due manifesti del Sole per la crescita e per l'Europa come contributo di idee).
Siamo contenti che il governo Monti si presenti in tempi così ristretti al giudizio delle Camere e abbiamo approvato la scelta strategica di dare priorità alla crescita rafforzando i poteri del ministero affidato a Corrado Passera, una vita spesa tra banca e impresa. Sappiano, però, il presidente Monti e il ministro Passera che questo giornale misurerà, scelta dopo scelta, la loro azione di governo, e sarà guardiano inflessibile anche perché l'esigenza di fare presto è inderogabile quanto quella di fare bene e discende dalla ragione di fondo che il Paese è fermo da almeno un paio di decenni e ha bisogno di ritrovare il metodo della coesione e un percorso che metta in sicurezza il risparmio degli italiani, blocchi l'emorragia di lavoro e prepari le condizioni per tornare a crescere e ad assumere, soprattutto i giovani.

Questo governo sa e vuole fare le cose indispensabili e scomode che servono al Paese. Alle forze politiche tocca la responsabilità (altissima) di lasciarle almeno fare a questo governo tecnico. I cittadini sanno di che cosa stiamo parlando e sapranno giudicare l'uno e le altre. In gioco c'è l'Italia, il suo presente e il suo futuro. Per tutelare il primo e costruire il secondo oggi servono regole e comportamenti di profilo istituzionale. Il "rispetto e l'attenzione" che il presidente Monti ha riservato al suo predecessore, Silvio Berlusconi, e lo "speciale ringraziamento" che il capo dello Stato ha rivolto a Gianni Letta per «lo spirito di servizio nell'interesse della coesione nazionale» vanno nella direzione giusta e lasciano ben sperare. Abbiamo un disperato bisogno di proficua normalità.