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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2011 alle ore 12:00.

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Filippo Patroni Griffi (Imagoeconomica)Filippo Patroni Griffi (Imagoeconomica)

Funzione pubblica recupera la Semplificazione e (forse) cede l'Innovazione al ministero dell'Università. Con l'arrivo a palazzo Vidoni del nuovo ministro Filippo Patroni Griffi, un super-tecnico esperto di diritto e processo amministrativo oltreché di organizzazione del lavoro pubblico, il Governo Monti riempie una casella chiave lasciata scoperta nella prima fase di formazione del nuovo gabinetto per colpa di veti politici che si erano incrociati con una freddezza sindacale sul ruolo che avrebbe potuto svolgere il successore di Renato Brunetta, la cui riforma (proprio a detta di una parte del sindacato) sarebbe defunta con il blocco dei contratti fino al 2014. La scelta di Patroni Griffi, 56 anni, napoletano, già collaboratore di ministri come Cassese, Bassanini, Amato e Frattini, sgombra il campo dalle incertezze e rimette (almeno teoricamente) sulla strada maestra una funzione di governo che dovrà misurarsi con l'implementazione sia di una serie di norme legate alla riforma (legge 15 del 2009) sia di fresca approvazione (come la de-certificazione e lo stop all'introduzione di nuovi oneri burocratici).

Patroni Griffi lascia il posto di commissario della Civit, l'autorità indipendente di valutazione per l'integrità e la trasparenza della Pa (ma è stato anche segretario generale dell'Autorità garante della privacy e del Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio), per lavorare sui fronti caldi dell'accorpamento dei comparti di contrattazione nella Pa e dei cantieri aperti con le rappresentanze delle imprese sul fronte della misurazione degli oneri amministrativi. Tecnico molto conosciuto dai responsabili dei principali dipartimenti della Presidenza del Consiglio, dove ha a lungo operato, il nuovo ministro dovrebbe completare anche parte del lavoro rimasto incompiuto delle politiche di semplificazioni (tema di cui è vero conoscitore) ereditate dal dicastero di Roberto Calderoli, a partire da diversi provvedimenti come il taglia-leggi, rimasto fuori dall'ultimo emendamento alla legge di stabilità.

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