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Questo articolo è stato pubblicato il 06 dicembre 2011 alle ore 17:52.

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Alberto Stasi è stato assolto dai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano che hanno così confermato la sentenza di primo grado. Alla lettura della sentenza, il giovane - oggi tirocinante commercialista - ha lasciato l'aula del tribunale milanese senza rilasciare alcuna dichiarazione. Il collegio - presieduto da Anna Conforti - era affiancato dal giudice a latere Franco Tucci e da 6 giudici popolari (due donne e quattro uomini.

La mamma di Chiara: non mi arrenderò
«Non mi arrenderò, ho ancora fiducia nella giustizia». Così la mamma di Chiara Poggi commenta l'assoluzione di Alberto Stasi. In attesa di valutare se fare ricorso in Cassazione i genitori di Chiara, mamma Rita e papá Giuseppe, cercano di farsi forza dopo la sentenza dei giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano che ha confermato la sentenza di primo grado. «Non ho guardato nessuno, non ho visto nessuno», dice a chi le chiede se in aula ha rivolto lo sguardo verso Alberto.

Stati rischiava fino a 30 anni di carcere
L'ex bocconiano era accusato di avere ucciso la fidanzata Chiara Poggi nella villetta di Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. Rischiava fino a 30 anni di carcere per l'omicidio aggravato dalla crudeltá.

Un giallo ancora senza colpevole
A oltre quattro anni di distanza, il delitto di Garlasco rimane così - almeno per ora - un giallo senza colpevole. Alla lettura della sentenza l'ex bocconiano, oggi tirocinante commercialista, ha abbracciato i suoi avvocati visibilmente contento e commosso. Le cinque udienze che hanno scandito questo processo d'appello si sono svolte a porte chiuse, ma per la lettura del dispositivo la Corte ha permesso ai giornalisti di entrare in aula.

Chiara colpita con un oggetto contundente mai individuato
Secondo le indagini svolte dai carabinieri, la ventiseienne era stata colpita con un oggetto contundente mai individuato a pochi passi dall'ingresso principale della villetta e poi era stata trascinata lungo le scale che portano alla cantina. L'assassino non aveva rubato nulla e se ne era andato senza essere visto così come era arrivato. Un assassino che, come l'arma del delitto, non è mai stato individuato.

Le tappe della vicenda

13 agosto 2007: «Ho trovato una persona uccisa in via Pascoli, venite»
Alberto Stasi, 24enne studente bocconiano, chiama il 118 per chiedere i soccorsi. La sua fidanzata, Chiara Poggi, è stata uccisa nella casa dove abita coi genitori e il fratello, che in quel momento sono in vacanza. Per tutta la notte il ragazzo viene interrogato nella locale caserma dei carabinieri.

20 agosto 2007: la Procura di Vigevano indaga Stasi
L'accusa è di omicidio volontario. I carabinieri sequestrano la sua bicicletta e il suo computer, frugano in ogni angolo della casa. Da questo momento sarà l'unico sospettato per il delitto.

24 settembre 2007: il pm Rosa Muscio ordina il fermo del giovane
La prova "regina" consiste, spiegano gli investigatori, nella presenza del dna della vittima sui pedali della bicicletta in sella alla quale Alberto sarebbe fuggito.

28 settembre 2007: il gip Giulia Pravon dispone la scarcerazione
Non ci sono prove, solo suggestioni accusatorie. Il Gip Giulia Pravon dispone la scarcerazione di Alberto. «Fine di un incubo», commenta il giovane.

3 novembre 2008: pedopronografia, Procura chiede rinvio a giudizio
Alla fine di dicembre, Alberto viene indagato per una nuova ipotesi di reato: detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Nel suo pc ci sarebbero decine di file a sfondo sessuale che coinvolgono minorenni

23 febbraio 2009: comincia l'udienza preliminare
Comincia l'udienza preliminare davanti al giovane gup Stefano Vitelli. I legali di Stasi scelgono il rito abbreviato.

9 aprile 2009: i pm chiedono la condanna a 30 anni di carcere
«Colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio - dicono i pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci - ha ucciso per una lite avvenuta la sera precedente». «Non ci sono arma e movente, solo indizi discordanti: ho paura di una giustizia penale che costruisce prima i colpevoli e poi le prove», ribatte il professor Angela Giarda, che guida il pool di difensori.

30 aprile 2009: il gup, «indagini lacunose»
Il gup si ritira in camera di consiglio e ne esce con una decisione a sorpresa, disponendo 4 nuove perizie sui punti oscuri dell'inchiesta, partendo dal presupposto che le indagini sono satte «lacunose».

17 dicembre 2009: Alberto Stasi viene assolto
Decisiva la perizia informatica che dimostra come Stasi stesse lavorando a casa sua alla tesi di laurea durante il probabile orario del crimine, tra le 9 e 12 (quando viene disattivato l'allarme di casa Poggi) e le 9 e 35. Tutti gli altri indizi vengono valutati dal gup come «contarddittori o insufficienti».

8 novembre 2011: a Milano comincia il processo d'appello
Il pg Laura Barbaini chiede 30 anni di carcere o, in subordine, la rinnovazione del dibattimento. La difesa invoca la conferma della sentenza di primo grado. (S. Nat.)

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