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Questo articolo è stato pubblicato il 06 dicembre 2011 alle ore 12:40.
L'ultima modifica è del 06 dicembre 2011 alle ore 09:22.

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La procura di Napoli chiede l'arresto di Nicola Cosentino, ex sottosegretario PdlLa procura di Napoli chiede l'arresto di Nicola Cosentino, ex sottosegretario Pdl

La magistratura di Napoli ha chiesto alla Camera dei deputati di autorizzare l'arresto dell'ex sottosegretario all'economia Nicola Cosentino, deputato del Pdl e tuttora coordinatore del partito in Campania, indagato per corruzione ed altri reati in un'inchiesta sulle collusioni tra camorra e politica. La richiesta è in corso di notifica alla presidenza della Camera.

Cosentino è tra i destinatari delle 55 misure cautelari emesse dal Gip di Napoli contro esponenti del clan Casalesi (70 indagati). Secondo quanto si apprende l'inchiesta, "Il principe e la (scheda) ballerina", considerata la più significativa tra quelle finora condotte sui rapporti fra mafie e politica, riguarda vicende di infiltrazioni del clan nella pubblica amministrazione e in particolare tra ex amministratori del comune di Casal di Principe, dove il clan ha la sua roccaforte. Cosentino sarebbe indagato per aver spinto Unicredit a concedere una linea di credito a una società che stava costruendo un centro commerciale a Villa Briano. Sarebbero accertati anche episodi di voto di scambio relativi alle elezioni amministrative 2007 e 2010.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cosentino è stata firmata dal gip Egle Pilla, su richiesta dei pubblici ministeri Antonio Ardituro, Francesco Curcio e Henry John Woodcock (quest'ultimo applicato per questa inchiesta alla Direzione distrettuale antimafia).
L'ordinanza riguarda anche un'altra cinquantina di persone, che vengono in queste ore arrestate da uomini della Dia di Napoli e dei carabinieri.

Indagato anche il presidente della Provincia di Napoli, Cesaro
Tra gli indagati nell'ambito dell'operazione (ma non per camorra) c'è anche il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, deputato Pdl. Il coinvolgimento del presidente Cesaro nell'inchiesta contro le infiltrazioni del clan dei Casalesi, è relativo al maxi finanziamento per la costruzione del centro commerciale «Il principe». Il presidente della Provincia di Napoli, secondo l'accusa, accompagnò Cosentino a Roma per sollecitare i vertici di Unicredit a concedere il prestito, peraltro garantito da una falsa fidejussione.

Due anni fa la Camera non autorizzò l'arresto
Due anni fa la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera respinse la richiesta di arresto nei riguardi di Cosentino e la stessa Camera confermò il no all'arresto (con un voto che, come disse Cosentino stesso, «ha oltrepassato gli schieramenti»). Dopo quel voto Cosentino restò al suo posto di sottosegretario, che però avrebbe mantenuto fino alle dimissioni nel luglio 2010, ma rinunciò alla candidatura a governatore della Campania a favore di Stefano Caldoro. L'allora premier Silvio Berlusconi, però, lo difese («è totalmente estraneo alle accuse») e lo volle come coordinatore del partito nella Regione. Nel settembre del 2010, infine, la Camera negò l'uso di 46 intercettazioni telefoniche fra Cosentino e alcuni imprenditori legati alla camorra, a voto segreto e con ben 308 no.

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