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Questo articolo è stato pubblicato il 14 dicembre 2011 alle ore 10:18.

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«È stata una decisione difficile, ma dovevo farlo». Khaka Kaladze, 33enne difensore del Genoa, pilastro della nazionale georgiana e per nove lunghe stagioni punto di riferimento di un Milan stellare, ha deciso di cambiare palco: dal prato di un campo da gioco si sposterà a breve nelle piazze più importanti del suo Paese natale. La ragione è presto detta. Kaladze si dà alla politica. Si unirà al Movimento di opposizione guidato dal multimilionario Bidzina Ivanishvili, che mira a mettere in naftalina l'attuale presidente Mikhail Saakashvili. Non ha ancora deciso se lascerà il calcio, oppure no. Dipenderà probabilmente dagli sviluppi della sua nuova avventura.

Ivanishvili conta molto sulla presa popolare di Kaladze. Lo testimonia anche la foto che è stata pubblicata sul suo sito web personale. Il difensore del Genoa è conosciutissimo in Georgia e il fatto che abbia scelto di schierarsi apertamente per il finanziere che ha iniziato ad accumulare denaro nei primi anni Novanta con l'apertura di una banca, non ha lasciato certo indifferenti gli uomini di Saakashvili, che si stanno già operando per presentare una contromossa con i fiocchi.

Dallo sport alla politica, per il salto che vale una carriera che può durare una vita. Sono moltissimi gli sportivi noti ad aver abbandonato gli attrezzi del mestiere per dedicarsi alla gestione della cosa pubblica. In Italia, inaugurò la stagione dei "politici in calzettoni corti" l'attaccante della Roma dello scudetto Amedeo Amadei (anni Cinquanta), che ricevette poco meno di 20 mila voti alle elezioni comunali di Roma e decise di dire sì alla chiamata della Democrazia Cristiana. Ma ancora più lontano è arrivato, in tempi recenti, il "Goldenboy" Gianni Rivera, che dopo aver strappato applausi a scena aperta con le maglie del Milan e della nazionale, non ha resistito alla proposta di candidarsi al Parlamento di casa nostra che gli è stata recapitata dai dirigenti dello scudo crociato.

Per lui, quattro legislature e un carico di allori e di incarichi (sottosegretario di Stato alla Difesa, segretario di Presidenza alla Camera, tanto per citare i più prestigiosi) da far invidia anche ai politici di lungo corso.

In Parlamento, ma a quello europeo, ci è arrivato anche Pietro Mennea, che nel 1999 ha preso l'aereo per Strasburgo ed è rimasto da quelle parti per cinque anni. Medaglia d'oro nei 200 metri alle Olimpiadi del 1980, Mennea non era uno qualunque nemmeno quando vestiva in borghese. Tanto per intenderci, ha appeso al muro del suo studio di avvocato ben 4 lauree, mica male, no? A proposito di velocità e di resistenza, non aveva nulla da eccepire nemmeno lei, Manuela Di Centa, due volte olimpionica nel fondo declinato alla neve. Forza Italia le chiese di partecipare alla tornata elettorale per un posto alla Camera. Ci provò due volte. Alla seconda, nel 2006, le andò bene.

Guardando all'estero, è da copertina la storia dell'ex centravanti del Milan, George Weah, che nel 2005 tentò la scalata alla presidenza del suo Paese, la Liberia. Venne battuto al ballottaggio da Ellen Johnson-Sirleaf, che qualche giorno fa ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Weah ci ha riprovato, seppure con ambizioni diverse. È stato infatti il candidato vicepresidente di Winston Tubman alle elezioni politiche che si sono tenute lo scorso ottobre. Niente da fare, la Johnson-Sirleaf è ancora al suo posto.

Dalla Liberia alla Russia. Nell'ultima tornata elettorale, hanno vinto un seggiolo nella Duma due campionissimi che Putin ha voluto con lui a rappresentare il Paese. Stiamo parlando del tennista Marat Safin, vincitore di due Grandi Slam nel decennio scorso, e del pugile Nikolai Valuev, marcantonio di 2,13 metri e 141 chili che ha alzato al cielo la corona WBA dei pesi massimi soltanto qualche anno fa. Per la serie, se non sono bravi e fisicamente prestanti non li vogliamo.

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