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Questo articolo è stato pubblicato il 17 dicembre 2011 alle ore 08:15.

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Il marchio di qualità della Wto sulla Russia, «questo è chiaramente un momento storico», ha festeggiato ieri a Ginevra Pascal Lamy, direttore generale dell'organizzazione che regola il commercio mondiale. Mosca membro n.154, promossa dopo 18 lunghi anni di negoziati, passi indietro e controversie: «Ci stiamo rapidamente avvicinando a una copertura universale degli scambi globali», ha osservato Lamy ricordando che ora la Wto regola il 97% del commercio mondiale. Neve e pioggia su Ginevra, il vicepremier russo Igor Shuvalov vi ha cercato un lato positivo: «La tempesta annuncia un vento di cambiamento - ha detto - cambiamento per il meglio».
Eppure sull'adesione di Mosca già c'è l'ombra di un confronto con gli Stati Uniti, che non potranno accordare alla Russia il trattamento delle nazioni più favorite - riservato ai partner Wto - finché il Congresso non abolirà un residuo dei tempi sovietici, l'emendamento Jackson-Vanick adottato nel 1974 per limitare gli scambi con un Paese che limitava la libertà di emigrazione degli ebrei. Ora che la tensione tra Washington e Mosca è tornata a salire, la Casa Bianca deve fare i conti con i membri del Congresso contrari a una normalizzazione dei rapporti. Ma secondo uno studio, con la Wto le esportazioni americane in Russia potrebbero raddoppiare nel giro di cinque anni: la precedenza viene lasciata a europei e asiatici.
La Russia ha accettato di ridurre le tariffe dal 10% - la media attuale - al 7,8%: a partire dalla seconda metà del 2012, dal momento che la Duma ha sei mesi di tempo per ratificare l'accordo. E la riduzione dei dazi avverrà per tappe: «I russi hanno ottenuto di non rendere immediata la cosa - spiega Ferdinando Pelazzo, responsabile della rappresentanza di Ubi Banca in Russia -. Si apre uno scenario positivo, ma non si può dire che da oggi tutto improvvisamente si apre a beni e servizi». Il settore bancario è tra quelli in cui i russi hanno strappato le concessioni maggiori, mantenendo l'obbligo per gli stranieri di aprire non filiali ma vere e proprie banche russe e il tetto del 50% alla partecipazione del capitale straniero nel sistema bancario russo complessivo. Protezione anche sul settore agricolo, che può prevedere nel 2012 sussidi fino a 9 miliardi di dollari per ridurli gradualmente fino a 4,4 miliardi entro il 2018. «Paletti - continua Pelazzo - che non si devono leggere come un non volersi aprire al resto del mondo. È importante una lettura che tenga conto della situazione in Russia, dove per esempio ci sono banche poco capitalizzate che stanno appena cominciando a muoversi: il rischio sarebbe far sparire un sistema bancario come è successo in altri Paesi dell'Est».
«Per i russi è una sfida - sottolinea Vittorio Torrembini, presidente dell'Associazione imprenditori italiani in Russia -. Finora hanno sviluppato solo l'industria estrattiva, trascurando il settore manifatturiero». Adesione alla Wto significa disponibilità a sostenere gli altri settori produttivi, in questo senso è una condizione necessaria a creare un'economia innovativa: «I principali vantaggi per Mosca - secondo Rosario Alessandrello, presidente della Camera di commercio italo-russa - non verranno tanto dall'eliminazione dei limiti di esportazione ma dalle riforme interne, se e quando le industrie di trasformazione e quelle agroindustriali sapranno elevare la loro efficienza sotto la pressione della concorrenza più serrata nel mercato interno». Nel frattempo i russi si preoccupano, nel tentativo di capire se la Wto per loro è un bene o un male: «Che cosa ce ne facciamo? Abbiamo tutto - scrive un lettore della «Komsomolskaja Pravda - petrolio e gas li vendiamo benissimo lo stesso».
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