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Questo articolo è stato pubblicato il 05 gennaio 2012 alle ore 09:29.

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Se l'Eba non cambierà le rigide regole sul capitale (e difficilmente le cambierà), entro giugno alle banche europee serviranno 106 miliardi. L'unica alternativa reale è la riduzione del credito a imprese e famiglie. Con coraggio, UniCredit fa da apripista con un'operazione che è certamente un test per l'Italia. Ma anche per tutti gli istituti dell'eurozona.

L'operazione è coraggiosa perchè è la prima, di grande rilievo, a livello europeo dopo l'esplosione della crisi dei debiti sovrani dell'eurozona. Crisi ancora irrisolta, come dimostra la resistenza dello spread decennale BTp-Bund attorno a quota 500. In queste condizioni non è facile andare sul mercato a chiedere 7,5 miliardi di nuovo capitale. Ed è quindi il primo grande test per tutte quelle grandi e medie banche europee che, un po' per necessità un po' per le richieste dell'Eba, dovranno rafforzare il patrimonio nei prossimi mesi. Ci sarà capitale per tutti? A dubitarne è la stessa Eba nel momento in cui prevede che, in caso di non sottoscrizione da parte del mercato, i capitali siano forniti dagli Stati e, in subordine, dal fondo Efsf.

Ecco perchè andare per primi sul mercato, in un 2012 che si preannuncia denso di richieste di capitale, potrebbe rivelarsi una scelta vantaggiosa per UniCredit. Che è costretto a offrire uno sconto sul prezzo di emissione (43%) ben più alto di quello che Intesa Sanpaolo ha concesso solo sette mesi fa (24%). Ma anticipando la concorrenza europea paga probabilmente meno di chi andrà sul mercato nei prossimi mesi.
Eppure è solo con l'aumento di capitale, che porta il Core Tier 1 ben sopra al 9% fin da subito, che una grande banca può sfidare la crisi e cogliere le opportunità che con essa si aprono. Finanziare l'economia reale è per le banche un dovere. Ma è soprattutto la principale fonte di utili soprattutto per chi, come UniCredit, ha deciso di riconvertirsi al modello di banca commerciale, seppure su scala paneuropea.

Più capitale vuol dire poter aumentare gli impieghi, evitando quel deleverage che su scala europea rischia di accentuare la recessione che si sta affacciando a macchia di leopardo nell'area euro. Per l'Italia che prova a ripartire – e che si prepara ad affrontare almeno due trimestri di decrescita del Pil – avere banche solide e forti patrimonialmente, e quindi in grado di sostenere l'economia, è fondamentale.
Più che altrove, dato lo storico bancocentrismo delle piccole e medie imprese italiane. Ecco perchè il successo dell'aumento di capitale che UniCredit lancerà sul mercato da lunedì non riguarda solo una banca. Ma l'Italia intera.
Alessandro Graziani

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