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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2012 alle ore 08:13.

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LOS ANGELES
Sotto pressione per ridurre sia il disavanzo pubblico che la dimensione del Governo, il presidente americano Barack Obama ha proposto ieri di unire sei agenzie ministeriali e paraministeriali in un unico Superministero del commercio. Una proposta con un triplice fine: accrescere l'efficienza del ministero per meglio promuovere le esportazioni americane soprattutto verso l'Asia, risparmiare 3 miliardi di dollari nell'arco di 10 anni e spiazzare almeno momentaneamente la destra repubblicana appropriandosi di un'iniziativa caldeggiata tradizionalmente proprio dal Partito repubblicano.
La proposta sottoposta ieri al Parlamento prevede la fusione del ministero al Commercio, dell'ufficio del supernegoziatore commerciale della Casa Bianca, dell'Agenzia per le piccole e medie imprese (Small Business Administration), della Import-Export Bank, della Overseas Private Investment Corporation e della Trade and Development Agency in un superministero al fine di ridurre duplicazioni e inefficienze. «Viviamo nel 21esimo secolo ma abbiamo ancora un Governo adatto al 20esimo - ha detto Obama -. Grazie alla riforma un imprenditore potrà rivolgersi al superministero dal momento in cui vogliono registrare un brevetto al momento in cui sono pronti a espandersi sui mercati internazionali».
I repubblicani sono apparentemente stati presi in contropiede da un'iniziativa che potrebbe risultare molto popolare tra l'elettorato nell'anno delle presidenziali e hanno chiesto tempo per esaminare la proposta prima di esprimere un parere. La mossa d'anticipo di Obama li ha indubbiamente messi in difficoltà: se fra tre mesi (quando il disegno di legge sarà messo ai voti) votassero contro la proposta per non regalare al presidente un vantaggio politico, potrebbero essere accusati di ostruzionismo e alienare l'elettorato.
Obama si è per così dire vaccinato contro la critica di avere accresciuto la dimensione del Governo durante la sua amministrazione. E ha già ventilato l'idea di riformare altre aree di competenza del Governo centrale nel nome dell'efficienza e del rimpicciolimento della pubblica amministrazione. In cima alla lista l'edilizia, a cui sono dedicati cinque enti federali, e la sicurezza alimentare, gestita da ben 12 agenzie.
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