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Questo articolo è stato pubblicato il 07 febbraio 2012 alle ore 06:40.

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ROMA
La decisione era nell'aria, per alcuni è arrivata perfino in ritardo. Il Pd ha espulso l'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, ora senatore del Pd ma espulso anche dal gruppo dei Democratici di Palazzo Madama. La decisione è stata presa ieri all'unanimità con la dichiarazione di «incompatibilità» con il partito. I garanti del Pd hanno adottato la massima sanzione prevista che è la cancellazione dall'albo degli elettori e dall'anagrafe degli iscritti. È stato il presidente del comitato di garanzia, Luigi Berlinguer, a far sapere la "pena" massima inflitta al senatore Lusi che «non è più membro del partito democratico» visti i reati molto gravi che gli sono contestati e vista la sua grave responsabilità non da lui contestata ma ammessa». Questo, insomma, lo rende non più degno di essere membro del partito perché, secondo i garanti, «ha causato un grave danno al Pd e preoccupato l'opinione pubblica». Va chiarito che quella adottata ieri è la sanzione più estrema possibile, cioè la cancellazione dall'albo degli elettori e dall'anagrafe degli iscritti perché, spiega Berlinguer, «l'espulsione non è una sanzione più prevista negli statuti dei partiti ma concettualmente la nostra decisione è la stessa». Intanto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini annuncia la presentazione, insieme a Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano, di una legge sul finanziamento ai partiti che assicuri maggior trasparenza.
L'ex tesoriere non è rimasto in silenzio. E ieri per la prima volta dopo alcuni giorni ha reagito con durezza alla decisione assunta dal suo partito. «È infamante», attacca. Il fatto è che accanto ai "processo politico" sono anche le inchieste che stringono intorno a Lusi ma lui dice di aver fiducia. «I processi si fanno nelle Aule giudiziarie, non con dichiarazioni alla stampa e riunioni clandestine. Continuo ad avere fiducia nei magistrati: la dichiarazione di incompatibilità e la sanzione è volutamente infamante». E fa anche capire che non è il solo ad avere responsabilità: «La favola del mostro cattivo fa comodo a molti: mi sono assunto le responsabilità che un tesoriere di partito si assume per tutto e tutti».
Intanto tra gli ex della Margherita aumentano i sospetti e per alcuni anche i timori di essere tirati dentro l'inchiesta da eventuali confessioni di Lusi. Lui però, per quel che riguarda l'espulsione dal Pd non potrà ricorrere in appello. «Non è appellabile perché non esiste un organo superiore al nostro» spiega il presidente dei garanti che chiarisce anche come non sia possibile giuridicamente costringere Lusi a dare le dimissioni da senatore. Tutt'ora l'ex tesoriere è parlamentare, infatti, anche se non appartiene più al gruppo Pd.
Intanto ci sono dichiarazioni soddisfatte dal partito a cominciare da Rosy Bindi, mentre Dario Franceschini invita a cogliere l'occasione «per introdurre, se ci sono finanziamenti pubblici, i meccanismi di certificazione e di controllo rigorosi e intransigenti». Sul tema ieri il leader centrista Casini ha annunciato di aver concordato con Bersani e Alfano la presentazione «entro una settimana-dieci giorni» di una legge sul finanziamento pubblico «che deve andare solo a quei partiti che abbiano la certificazione della trasparenza». «Ci auguriamo – ha aggiunto – che il provvedimento abbia una corsia preferenziale in Parlamento e che ottenga la sede legislativa in commissione».
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