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Questo articolo è stato pubblicato il 31 marzo 2012 alle ore 08:17.

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NEW YORK
Rivoluzione in Cina per Apple e Foxconn. Il gigante hi-tech e il suo principale fornitore, il colosso manifatturiero asiatico Foxconn, miglioreranno drasticamente le condizioni di lavoro di oltre un milione di dipendenti che oggi producono iPhone e iPad, spesso sottopagati e costretti a rimanere in fabbrica per 60 ore alla settimana.
La decisione è arrivata dopo un duro rapporto, che ha denunciato decine di violazioni nel trattamento dei dipendenti Foxconn, preparato dalla Fair Labor Association. Apple aveva acconsentito all'inchiesta indipendente, la più grande mai svolta su attività legate a un'azienda americana all'estero, per rispondere a crescenti critiche da parte di associazioni sindacali, dei diritti civili e anche di azionisti. Le conclusioni del rapporto rappresentano un grave imbarazzo per Apple. Ma grazie agli interventi promessi e alle dimensioni di Foxconn, che sforna accanto ai prodotti Apple quasi metà di tutta l'elettronica di largo consumo al mondo, la svolta potrebbe avere ripercussioni profonde. Potrebbe incoraggiare una trasformazione della vita e del lavoro di ampie fasce della popolazione cinese. E stabilire nuovi standard per la produzione, diretta e indiretta, di tutte le grandi imprese occidentali attirate finora dai bassi costi del Paese.
Un portavoce di Apple, a nome dell'amministratore delegato Tim Cook, ha assicurato che l'azienda «sostiene in pieno le raccomandazioni e gli obiettivi della Fair Labor Association di migliorare vita e condizioni di lavoro nelle imprese manufatturiere ovunque al mondo». Foxconn, che ha il quartier generale a Taiwan e il cui nome ufficiale e Hon Hai Precision Industry, ha a sua volta indicato che con Apple intende «portare a buon fine un programma» per rimediare ai problemi.
Foxconn assumerà e addestrerà, in particolare, decine di migliaia di nuovi lavoratori, eliminerà gli straordinari illegali, rafforzerà i protocolli di sicurezza dentro le fabbriche e offrirà nuove abitazioni ai dipendenti e alle loro famiglie, con la costruzione di dormitori e mense. L'orario di lavoro non supererà mai, dal luglio 2013, il limite legale cinese delle 49 ore settimanali, straordinari compresi, senza riduzioni di paga. Già in febbraio erano stati annunciati aumenti di paga fino al 25 per cento.
La Fair Labor Association (Fla) aveva riscontrato moltissime irregolarità, rese pubbliche giovedì notte: esaminando un campione di 35mila lavoratori in tre impianti Foxconn nella Cina meridionale ha denunciato almeno 43 violazioni delle stesse leggi cinesi. I dipendenti erano costretti a lavorare, oltre che con orari estenuanti, per undici giorni di fila. Gli ispettori hanno trovato che il 43% dei dipendenti è stato testimone di incidenti sul posto di lavoro. E due terzi ha dichiarato che la paga non basta neppure per i generi di prima necessità.
«Apple e Foxconn sono i principali protagonisti nell'elettronica - ha detto il presidente della Fla Auret van Heerden - il loro accordo potrebbe trascinare altri sulla medesima strada». Gli altri comprendono colossi del calibro di Dell, Hewlett-Packard, Amazon, Motorola Mobility e, per uscire dai confini americani, Nokia e Sony, tutte multinazionali con contratti con Foxconn. Il settore manifatturiero potrebbe così trovarsi a cercare un nuovo equilibrio sui costi: il chief executive di HP, Meg Whitman, ha di recente indicato che le tensioni a Foxconn sono tali da potersi tradurre in rincari per i consumatori statunitensi. Non tutti sono però convinti che il rapporto e le promesse basteranno a fare la differenza, almeno per i lavoratori. Tra gli scettici l'associazione China Labor Watch di New York: chiede che Apple spartisca tra i lavoratori cinesi parte dei profitti ottenuti dal successo di iPhone e iPad.
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LA VICENDA

Sei anni scoppia il caso
Nel 2006 affiorano le prime polemiche sulle condizioni di lavoro in Cina nella produzione del marchio Apple, seguite dall'avvio di controlli interni da parte del colosso americano sui suoi fornitori
I suicidi
Le proteste contro Apple esplodono nel 2010, dopo che nei colossali impianti Foxconn di Shenzhen si verificano 14 suicidi, tra gennaio e novembre
Nel maggio del 2011 un'esplosione distrugge un capannone Foxconn a Chengdu, dove si producono gli iPad, provocando quattro morti e diciotto feriti
L'inchiesta
Apple, davanti alle crescenti proteste e denunce anche sui mass media, nel febbraio di quest'anno chiede alla associazione non profit Fair Labor Association di effettuare un'indagine indipendente sulle condizioni di lavoro alla Foxconn. Apple è diventata la prima azienda tecnologica ad aderire alla Fla

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