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Questo articolo è stato pubblicato il 04 aprile 2012 alle ore 07:53.

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L'uscita da Palazzo Giustiniani dopo il vertice sul lavoro tra governo e leader di maggioranza (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)L'uscita da Palazzo Giustiniani dopo il vertice sul lavoro tra governo e leader di maggioranza (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

ROMA - Passa per una stretta tipizzazione delle causali del licenziamento individuale per motivi oggettivi la mediazione finale sul nuovo articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E per il rafforzamento della conciliazione preventiva con l'obiettivo di ridurre il contenzioso. L'idea è quella di assicurare da una parte l'ipotesi della reintegrazione, sia pure come ultima istanza, in caso di licenziamento economico giudicato illegittimo e, dall'altra, di ridurre il più possibile la discrezionalità del magistrato ancorando il suo giudizio su una serie di fattispecie che definiscono il motivo del licenziamento e che si traducono, se violate, in una serie di aggravanti o attenuanti nella sentenza di condanna del datore di lavoro.

Nel primo caso, con le attenuanti, si ricadrebbe nel solo ambito dell'indennizzo, da quantificare sulla base di precisi parametri; nel secondo caso si potrebbe invece arrivare alla previsione della reintegrazione. Per gli altri casi di licenziamento non cambierebbe nulla, con l'illegittimità dei discriminatori e la scelta alternativa (in capo al giudice e non al lavoratore) tra reintegra e indennizzo per quelli disciplinari.

Dopo il vertice notturno di Mario Monti con i leader di Pdl, Pd e Udc, il testo del Ddl messo a punto dal ministro Elsa Fornero dovrebbe arrivare comunque invariato al vaglio del Colle. Con l'intesa politica di un emendamento concordato e accolto dal Governo che dovrebbe introdurre, appunto, le tipizzazioni dei licenziamenti economici.

Ieri il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha confermato e difeso per intero l'impianto del testo che traduce in norme il «documento di policy» approvato con la formula «salvo intese» dal Consiglio dei ministri del 23 marzo. Il testo definitivo del disegno di legge sarà pronto questa mattina e sarà inviato al Quirinale per la firma che ne autorizza la trasmissione in Parlamento. Elsa Fornero ha riferito di averne parlato con il premier già in mattinata, poi nel pomeriggio c'è stato un colloquio a Palazzo Chigi prima dell'incontro tra Monti e il ministro Corrado Passera. Anche sul «nodo» delle risorse per il finanziamento del nuovo assetto «universalistico» degli ammortizzatori sociali sarebbe stata trovata la soluzione al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, superando le ultime perplessità del Tesoro sulla cifra di 1,7-1,8 miliardi che è stata fin qui indicata. Dettagli che si conosceranno nei prossimi giorni leggendo la relazione tecnica che accompagnerà il Ddl.

Tornando alle correzioni sulla flessibilità in uscita, e in particolare ai licenziamenti economici individuali, nel vertice notturno si è ragionato sulla proposta caldeggiata da tutti i sindacati, e sostenuta soprattutto dal leader Pd, Pier Luigi Bersani, di prendere come riferimento il modello tedesco. Con il potenziamento dell'istituto della conciliazione preventiva, al quale dovranno ricorrere le imprese e i lavoratori, anche con l'assistenza delle rispettive associazioni di rappresentanza, l'obiettivo è duplice: assicurare tempi rapidi per la decisione (il documento del governo fissa un termine perentorio di 7 giorni entro il quale la direzione territoriale del lavoro convoca le parti), riducendo drasticamente il contenzioso giudiziario. Oggi, invece, in base alla legge 604 del 1996, modificata dal collegato lavoro del 2010, il tentativo di conciliazione è facoltativo. L'intesa in sede di conciliazione assicura il pagamento di un indennizzo sostanzioso al lavoratore licenziato per ragioni economiche che, in assenza di un accordo, può ricorrere al giudice. Con questa scelta, però, il lavoratore si assume un grosso rischio, perché in caso di conferma della legittimità del licenziamento economico, non vedrà riconosciuto nulla, neanche l'indennizzo economico concordato in sede di conciliazione. L'articolato - salvo modifiche decise all'ultimo ‐ dovrebbe prevedere che quando viene accertata l'inesistenza del giustificato motivo oggettivo, il giudice può condannare il datore di lavoro alla reintegrazione o al pagamento di un indennizzo. A ridurre la discrezionalità del magistrato che preoccupa le imprese, dovrebbe contribuire la tipizzazione delle causali di licenziamento ecomomico individuale.

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