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Questo articolo è stato pubblicato il 24 aprile 2012 alle ore 09:21.

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Problema: come svolgere controlli automatici di velocità con i vincoli previsti dal Codice della strada negli ultimi anni e senza scatenare proteste popolari? Se lo sono posto in provincia di Isernia e nelle zone limitrofe, lungo gli assi tra il Molise, l'autostrada del Sole e le coste adriatica e tirrenica. La soluzione individuata si chiama «Percorso della sicurezza»: controlli non solo "calmierati" (come già in altre zone d'Italia), ma abbinati ad altre iniziative per la sicurezza degli abitanti: videosorveglianza lungo tracciati extraurbani per contrastare la criminalità e rilevazioni sulla qualità dell'aria.

Con ulteriori diramazioni nei campi del risparmio energetico (illuminazione pubblica a led) e, potenzialmente, di telecomunicazioni e turismo (con una rete wifi che potrebbe essere utilizzata anche per dare informazioni ai turisti, oltre che per fornire internet veloce ai piccoli centri della zona). Così dovrebbe arrivare il consenso popolare, anche sui controlli di velocità.

Già farne rispettando il Codice non è questione da poco. Si tratta di piazzare i misuratori in posizione visibile e presegnalata, a più di un chilometro dal segnale che impone il limite. Il tutto nei punti autorizzati dalla Prefettura perché riconosciuti effettivamente a rischio, per le loro caratteristiche o per il numero di incidenti che vi si è verificato (il prefetto di Isernia sta per firmare il nuovo decreto di individuazione dei punti, sulla base di analisi aggiornate). Requisiti a volte difficili da conciliare tra loro.

E non basta rispettare i requisiti di legge: occorre scaglionare i controlli per non dare l'impressione di accanimento e accettare che gli incassi siano inferiori a quelli dei "tempi d'oro" (che però hanno lasciato in eredità polemiche e indagini giudiziarie, si veda la pagina precedente). Dunque, per coprire i costi, bisogna avere nuove idee.

Di qui il modello "combinato" che si sta avviando in Molise. Un "patto" tra amministrazioni locali, enti di ricerca, associazioni e imprese per mettere in sicurezza il territorio sotto vari aspetti. Il Percorso della sicurezza, promosso – dopo più incontri avvenuti alla Prefettura di Isernia – da Giampiero Colella (amministratore della Avenue srl e responsabile del progetto), è stato patrocinato da Presidenza del Consiglio, Regione Molise, Anpci (l'associazione dei piccoli Comuni) e Confcommercio. I Comuni coinvolti sono Sesto Campano (capofila), Macchia d'Isernia, Pettoranello (tutti in provincia di Isernia) e San Pietro Infine (paese del Casertano al confine con Lazio e Molise). Dovrebbero aderire altri centri molisani e dell'itinerario Tirreno-Adriatico che passa per la regione (come per esempio Ausonia, centro in provincia di Frosinone da cui passa la superstrada Formia-Cassino).

Ogni Comune avrà una postazione automatica di controllo sul proprio territorio. Le postazioni saranno accese alternativamente di giorni, con orari coordinati da Prefettura e Polizia stradale, in modo da evitare sovrapposizioni. Uno schema già adottato in altre zone d'Italia: per esempio, nel tratto cesenate della E45, sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno e in provincia di Matera. Ma con un importante dettaglio: di notte tutte le postazioni saranno spente, perché opererà solo la Polizia stradale con le proprie pattuglie, disposte in modo da fermare subito i trasgressori (quindi identificandoli, per applicare effettivamente sospensioni e decurtazioni della patente). Una modalità che, se messa in atto di frequente, aumenta la deterrenza. E che in Molise è fattibile: come ha spiegato Paolo Mancino, dirigente provinciale della Stradale, di notte il traffico è molto scarso e ai bordi delle strade ci sono abbastanza spazi liberi per far fermare i trasgressori.

Il quadro è completato da totem lungo il percorso, con messaggi studiati per farne comprendere la pericolosità (si veda anche l'articolo sulla destra). Vi ha contribuito le associazioni Guida Sicura e Noi e la vita, già attive nella zona.

Uno tra gli elementi più insidiosi è il fatto che talvolta il tracciato non passa nei centri abitati, ma lambisce aree in cui nel tempo si è comunque costruito (soprattutto capannoni ed esercizi commerciali) e gli enti proprietari delle strade hanno autorizzato o tollerato molte immissioni laterali. «Così – dice il sindaco di Macchia d'Isernia, Nicolina Del Bianco – si guida di fatto in un contesto urbano, ma non lo si nota. Il fatto che ci siano lunghi rettilinei concorre a far tenere velocità eccessive; senza rendersi conto che possono esserci anche pedoni. Per questo mi sono posta il problema della sicurezza stradale già prima di essere eletta».

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