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Questo articolo è stato pubblicato il 04 maggio 2012 alle ore 06:39.

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ATENE. Dal nostro inviato
«Spero di non vedere di nuovo i nazisti in Parlamento. L'ho già visto una volta 70 anni fa con l'occupazione tedesca di Atene», dice Theodore Couloumbis, 76 anni, professore di Relazioni internazionali ad Atene ed editorialista di Kathimerini, il maggior quotidiano greco.
In Grecia a una settimana dal voto è vietato diffondere sondaggi, ma Chrisi Avghi (Alba d'oro) è dato al 5,7%, quota che gli permetterebbe di superare, per la prima volta, la soglia di sbarramento del 3 per cento. Alba d'oro è un partito di ispirazione neo-nazista, che fonda la sua retorica su un nazionalismo spinto agli eccessi, proponendo l'arresto e l'espulsione di tutti i migranti, clandestini e legali. Una formazione che ha come simbolo una svastica greca, simile a quella nazista. E che è passata alle cronache per aver organizzato in varie occasioni spedizioni punitive contro gli immigrati, in particolare nei sobborghi della capitale e da ultimo contro un raduno del candidato del partito socialista (Pasok) a Maroussi, il 21 aprile.
Un video del leader di Alba d'Oro, Nikolaos Michaloliakos, lo mostra mentre fa il saluto romano. L'ideologia del partito parla di «nazione-tribù» e del fatto che «solo gli uomini nati da discendenti greci hanno i diritti politici». Il partito ha proposto di mettere delle mine anti-uomo sul confine terrestre greco-turco, in verità un "colabrodo" da cui passa, secondo stime di Bruxelles, «l'80% di tutti i clandestini diretti nella Ue». Alba d'Oro propone la cancellazione unilaterale del debito pubblico e «la nazionalizzazione delle banche che hanno ricevuto fondi pubblici» come pure di tutte le «risorse naturali». Il partito sostiene la formazione di ronde di quartiere in funzione anti-immigrati e rifornisce di cibo e vestiti i greci, sempre più numerosi, caduti in povertà dopo cinque anni di recessione e con una disoccupazione al 22,7 per cento.
Evangelos Venizelos, il nuovo leader dei socialisti, in un discorso tenuto a Patrasso la scorsa settimana ha messo in guardia l'elettorato sulla rinascita di movimenti fascisti e del rischio «Repubblica di Weimar per la democrazia greca».
La Grecia, con 11 milioni di abitanti, ha un milione di immigrati, molti dei quali clandestini. La polizia l'anno scorso ne ha arrestato 99.368, metà dei quali provenienti da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh. All'estrema destra oltre ad Alba d'Oro c'è il nuovo partito di Panos Kammenos, staccatosi da Neo Dimokratia, Greci indipendenti, che spinge per il rimpatrio. Anche il Laos, che però ha sostenuto il Governo di coalizione di Papademos, chiede di deportare subito gli immigrati nelle isole disabitate greche prima di rispedirli a casa.
Fiutata l'aria il Governo Papademos ha scatenato recentemente centinaia di agenti con i cani per catturare i clandestini trovati nel centro di Atene e rinchiuderli nel primo centro di accoglienza entrato in funzione il 30 aprile, nella zona di Amigdalesa, a pochi chilometri da Atene.
A pochi giorni dal voto di domenica, infatti, nonostante le dure proteste degli abitanti della zona, sono stati trasferiti nel centro i primi 220 immigrati. Secondo fonti del ministero per la Protezione del Cittadino, entro fine maggio vi saranno trasferite circa 1.200 persone. Chrisanthos Kontaris, il vice sindaco di Acharnes, Comune cui appartiene Amigdalesa, ha definito l'iniziativa del ministro per la Protezione del Cittadino, Michalis Chrisochoidis, una «trovata pre-elettorale».
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