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Questo articolo è stato pubblicato il 06 maggio 2012 alle ore 23:06.

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Fenomeno Conte. Ecco l'uomo del trionfo della Juve, ecco il segreto dello scudetto. Non si esagera se per una volta si celebra l'allenatore come o addirittura piu' dei calciatori. E non si esagera nel definire Antonio Conte un fuoriclasse della panchina. Tale infatti si e' dimostrato in questa stagione, la prima vissuta alla guida di una grande squadra, la ''sua'' Juve con cui da giocatore ha conquistato 14 titoli in 13 anni. Primo tentativo, subito il bersaglio grosso. In modo inatteso, visto che i bianconeri erano reduci da due settimi posti consecutivi. E' nata invece la stagione perfetta. In cui non sono mancati i duelli dialettici con il Milan e con il suo omologo Allegri e gli spifferi quando il suo nome e' stato tirato in ballo nel calcio scommesse (da allenatore del Siena nello scorso torneo).

A parlare pero' e' stato il campo. Osannato dai tifosi come fosse ancora un giocatore, fin dal ritiro estivo ha iniziato la rivoluzione, trascinando con se' tutto il gruppo. Una filosofia basata innanzitutto sul lavoro, durissimo dal punto di vista fisico e quasi maniacale sotto il profilo tattico e della cura dei particolari. ''Non dimentichiamoci da dove arriviamo'' ha ripetuto piu' volte. Profilo basso, zero proclami e tanto, tanto impegno. Antonio ha sempre proceduto a step. Ha ridato autostima e mentalita' da grande squadra a un gruppo depresso dopo due stagioni deludenti, ha puntato sulla grande voglia di rivincita dei suoi ragazzi, ha reso in fretta la Juve nuovamente competitiva e rispettata dagli avversari, ritrovando in poco tempo l'appoggio incondizionato dei tifosi. E poi ha alzato man mano l'asticella degli obiettivi.

In parallelo, Conte ha insegnato la sua idea di calcio moderno, stile Barcellona. Niente paragoni irriverenti, sempre rifuggiti dallo stesso allenatore; semplicemente concetti chiari ispirati proprio dai blaugrana. E' cresciuta cosi' una Juve che fa sempre la partita, votata alla continua ricerca del (bel) gioco e del possesso palla. Una Juve che ha nel Dna l'intensita', il pressing e i raddoppi costanti per riconquistare in fretta il pallone, gli inserimenti in zona goal dei centrocampisti. In particolare, Marchisio, Vidal e Pepe (da esterno) sono stati devastanti in periodi diversi e hanno sopperito alle difficolta' degli attaccanti a concretizzare.

Il vero capolavoro e' stato compiuto sotto l'aspetto tattico. Arrivato con l'etichetta di integralista del 4-2-4, modulo super offensivo con cui aveva guidato Bari e Siena alla promozione in serie A, Conte ha saputo cambiare in corsa, una volta comprese le caratteristiche dell'organico a disposizione. Tutto e' ruotato attorno ad Arturo Vidal. Proprio l'impossibilita' di prescindere dal centrocampista cileno ha dato il via alla trasformazione con il 4-1-4-1, evolutosi nel 4-3-3 con in mediana il trio delle meraviglie Pirlo-Vidal-Marchisio. Ultima sperimentazione (riuscita) il 3-5-2, ''il vestito che si adatta meglio alle caratteristiche dei giocatori'' (copyright dello stesso allenatore), con il varo della difesa a tre. Nessun integralismo tattico, dunque. Al contrario, la creatura di Conte e' una squadra organizzata, in cui tutti sanno che cosa fare, magari inferiore qualitativamente rispetto alla concorrenza ma capace di interpretare a memoria piu' moduli e di adattarvisi anche a gara in corso.

A gara in corso e' entrato spesso Del Piero. Il rapporto con il capitano, ''prepensionato'' in autunno dal presidente Agnelli ma sempre osannato e richiesto dai tifosi, e' stato sempre trasparente, cosa che gli ha permesso di disinnescare potenziali problemi. Alex e' stato sempre titolare in coppa Italia e centellinato in campionato, risultando comunque decisivo in entrambe le competizioni. Tanti fattori per un risultato straordinario. Fenomeno Conte.

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