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Questo articolo è stato pubblicato il 20 maggio 2012 alle ore 19:14.

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«La mia mente non riesce a pensare in un modo complicato». Così ha iniziato la sua conferenza il professor Muhammad Yunus, guru del microcredito, Nobel per la pace nel 2006, al "Social Business Symposium" che si è svolto recentemente a Bangkok. «Ogni problema complicato può essere risolto riducendolo ai minimi termini».

In realtà, il pensiero di Yunus, più che semplice è orientale. Ascoltandolo, oltre il suo indiscutibile fascino, emerge la sua capacità d'affabulatore - «Quando ho imparato come fanno le banche ho fatto l'opposto» è una delle sue battute predilette - e ci si rende conto che Yunus ragiona secondo una logica diversa da quella occidentale, che segue un percorso lineare, di causa ed effetto. Per Yunus, invece, tutto, anche l'economia, è regolato da una logica circolare, basata sulla sintesi degli opposti. «Secondo il modello di business tradizionale, gli uomini perseguono un istinto egoistico. Ma gli uomini sono esseri multidimensionali, con un lato egoistico e uno altruista. Ecco che si può costruire un modello di business basato sull'altruismo, che non produca profitti per la società ma sia rivolto alla soluzione di un problema sociale».

Un modello, secondo Yunus, alternativo a un sistema finanziario che negli ultimi anni ha generato crisi catastrofiche. «Tutte le crisi vengono dalla stessa radice perchè si pensa che fare il denaro è l'unico scopo. Seguendo un modello altruistico le crisi si prevengono. È come investire sulla ricerca medica per prevenire le malattie anziché per curarle».

È un'analisi, a sua volta, che sembra calibrata soprattutto sulle economie asiatiche in cui il divario tra ricchi e poveri si fa sempre più forte e sta innescando violente crisi politiche. «I poveri sono gente bonsai: non sono piantati in un vero terreno. Ma il seme è lo stesso dell'albero» ha detto, con un paragone che sembra tratto da un'opera di Rabindranath Tagore, lo scrittore bengalese che Yunus, come tutti i Bangladeshi colti, ama molto. Ed è seguendo un modello socio-politico tutto orientale che Yunus non trova contraddizione nelle aziende che, pur utilizzando la manodopera a basso costo di paesi come il Bangla Desh – impegnano fondi e ricerca in attività di "Social business". Nella sua prospettiva non sono operazioni d'immagine quanto evoluzioni creative: «L'80 per cento del social business è l'idea creativa. I soldi sono solo il 20%».

Oltre l'agiografia del "banchiere dei poveri", questa è la più profonda lezione di Yunus: «La creatività umana non ha limiti. È solo questione di come l'applichiamo». È così che si possono trovare «soluzioni semplici per un mondo complesso».

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