Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 31 maggio 2012 alle ore 06:39.

My24


Uccisi a sangue freddo: mentre la comunità internazionale si interroga su come reagire al massacro di 108 civili a Houla, attribuito alle milizie lealiste, gli osservatori delle Nazioni Unite hanno confermato un'altra strage, nella Siria orientale. Tredici corpi ritrovati a Deir al-Zour, le mani legate dietro la schiena, su alcuni l'evidenza di spari ravvicinati. Il comandante della missione Onu, il generale norvegese Robert Mood, si è detto «profondamente disturbato» da un atto «spaventoso e ingiustificabile». Ma neppure questo basterà a far cambiare posizione alla Russia, che Stati Uniti ed Europa vorrebbero coinvolgere nel tentativo di estromettere Bashar al-Assad dal potere.
Dmitrij Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha chiarito ieri che la linea seguita finora non muterà negli incontri di domani tra il presidente russo e i leader di Germania e Francia, Angela Merkel e François Hollande. Peskov ha poi definito «poco appropriate» le pressioni esercitate su Mosca: «Nessuno ha informazioni certe - ha ripetuto riferendosi al massacro di Houla, 49 bambini tra le vittime - e non ci si dovrebbe far trasportare dalle emozioni in un momento simile». Decisa a non privare Assad del proprio appoggio, per non perdere il controllo della situazione a Damasco, la Russia ripete che filo-governativi e insorti condividono la responsabilità dell'eccidio di venerdì scorso.
Per questo, mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha ripreso ieri il dibattito sulle opzioni in mano alla comunità internazionale per alzare la pressione su Damasco, Mosca - che come la Cina in Consiglio ha potere di veto - ha anticipato che bloccherà ogni interferenza straniera nel conflitto che vada oltre il piano di pace di Kofi Annan, inviato di Onu e Lega araba. Ma anche il fronte europeo non esprime posizioni compatte, se Guido Westerwelle, il ministro tedesco degli Esteri - socialdemocratico - ieri ha commentato le parole di Hollande che il giorno prima non aveva escluso l'eventualità di un intervento militare: opzione che «non c'è motivo di prendere in considerazione», ha detto. Un nuovo passo sul fronte delle sanzioni è stato compiuto da Stati Uniti e Qatar insieme, il congelamento degli asset della Syria International Islamic Bank in America, nel tentativo di rafforzare l'isolamento di Assad dal sistema finanziario globale.
Turchia e Giappone si sono uniti ai Paesi occidentali che martedì avevano annunciato l'espulsione dei diplomatici siriani per rispondere alle immagini del massacro di Houla. Le violazioni della tregua prevista dal piano Annan, del resto, non si sono fermate neppure ieri: l'Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce di altri 39 morti, in diversi scontri, tra loro 15 soldati governativi. In base al piano di pace truppe, carri armati e artiglieria avrebbero dovuto essere richiamati già in aprile.
Il piano prevede anche negoziati diretti tra Governo e opposizione, qualcosa che il vice di Kofi Annan, appena rientrato da Damasco, ora giudica «impossibile»: «La gente non ha più paura - avrebbe detto al Consiglio di Sicurezza Jean-Marie Guehenno, citato da fonti diplomatiche - non è probabile che metta fine ora a una sollevazione che ha le caratteristiche di un movimento rivoluzionario». Dai ribelli ieri sera è giunto infatti un ultimatum per Assad: 48 ore di tempo per adeguarsi alle richieste del piano Annan e mettere fine alle violenze. In caso contrario, venerdì a mezzogiorno i leader dell'Esercito libero di Siria si riterranno «liberi da ogni impegno nella difesa dei civili, dei loro villaggi e delle loro città».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi