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Questo articolo è stato pubblicato il 06 giugno 2012 alle ore 16:52.

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I costi diretti e indiretti della criminalità per le imprese valgono il 2,6% del Pil nel Sud e l'1% dello stesso Prodotto interno lordo nel Centro-Nord. Lo ha comunicato oggi il vicedirettore generale della Banca d'Italia Anna Maria Tarantola nel corso dell'audizione presso la Commissione parlamentare antimafia.

L'alto funzionario di Bankitalia ha presentato i risultati di una metodologia applicata ad un rapporto per il Ministero dell'Interno (non ancora pubblicato).

Quel che ne esce è una stima dei costi diretti e indiretti della criminalità, con riferimento a un sottoinsieme di reati considerati caratterizzanti il profilo del crimine organizzato.

Nell'analisi, i costi vengono calcolati in termini di "spese di anticipazione" (a esempio assicurazioni e sicurezza), "spese di conseguenza" (ad esempio pizzo, refurtiva, i mancati guadagni derivanti dall'effettivo verificarsi del delitto) e infine "spese di reazione" (il costo per indagini ed esecuzioni delle pene).

L'incidenza dei costi così misurati risulta maggiore nel Mezzogiorno (2,6 per cento del Pil, in media) che nel Centro-Nord (1%).

Le diverse categorie di costo risultano distribuite in modo eterogeneo: il Mezzogiorno subisce il maggior aggravio per i "costi di conseguenza" (49,3% della relativa spesa nazionale); per contro, nel Centro Nord prevalgono le "spese di anticipazione" (73,1%) e quelle di reazione (63,4%).

Per valutare l'impatto economico della criminalità organizzata vanno considerati anche i costi indiretti che le imprese si trovano a sostenere per effetto della presenza delle mafie. Tra questi rilevano quelli dovuti alle inefficienze che si determinano nel mercato del credito e che possono causare effetti negativi rilevanti sulla crescita dei territori.

«Un primo effetto sulle condizioni di offerta del credito - ha spiegato Tarantola - passa per l'aumento dei costi operativi delle banche che, nelle aree con intensa attività criminale, devono sostenere maggiori spese per la sicurezza e la protezione. Un secondo effetto è connesso alla difficoltà per le banche di valutare correttamente la qualità dei soggetti richiedenti i prestiti: ne può conseguire una richiesta generalizzata di maggiori garanzie e una minore propensione alla concessione di credito a parità di altre condizioni».

L'alta incidenza di frodi e truffe nelle aree dove è più estesa la presenza della criminalità organizzata si associa a un maggior costo del credito per le imprese. «Uno studio condotto nel 2009 dalla Banca d'Italia, su un campione complessivo di circa 515.000 relazioni banca-impresa, riferite a un totale di 839 banche e 170.000 imprese – ha conlcuso il vice direttore generale di Bankitalia - mostra che le aziende operanti nelle aree caratterizzate da alti livelli di criminalità pagano tassi d'interesse che sono di circa 30 punti base maggiori rispetto a quelli pagati dalle imprese attive nelle zone con bassa criminalità».

I risultati del lavoro «suggeriscono una certa eterogeneità negli effetti stimati, con particolare riferimento alle dimensioni dell'impresa e alla composizione dei prestiti: le imprese di piccole dimensioni, a parità di altre condizioni, sopportano un differenziale più alto; i prestiti sono più collateralizzati rispetto alle aree con minore presenza di criminalità; è più elevatala la quota di prestiti erogati mediante linee di credito e sono minori le operazioni auto-liquidanti. Questo risultato sembra indicare che dove maggiore è la presenza della criminalità, le banche preferiscono finanziare le imprese mediante linee di credito, maggiormente controllabili e sulle quali è possibile operare nel brevissimo periodo».

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