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Questo articolo è stato pubblicato il 11 luglio 2012 alle ore 17:12.

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Poste Italiane ha inviato all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom) il piano per la chiusura e la riorganizzazione degli uffici postali "anti-economici" in tutta Italia, allegando la lista delle strutture: si tratta di 1.156 sportelli da chiudere (ecco l'elenco) con altri 638 da razionalizzare riducendo l'orario e i giorni d'apertura).

Le Poste: cercheremo accordi coi Comuni per non chiudere
«Non li vogliamo chiudere», spiega Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane: «Quel report è una lista che siamo obbligati a inviare ogni anno all'autorità di riferimento, cioè all'AgCom. Però sono sportelli effettivamente sotto i parametri di economicità, quindi per non tagliarli stiamo raggiungendo accordi con gli enti locali per trasformarli in centri multiservizi». Visto che il volume del traffico postale continua a diminuire (-10% nel 2011 rispetto al 2010), gli uffici tenteranno quindi di riciclarsi. «Per esempio offrendo al Comune di occuparsi della cartografia digitale - spiega Sarmi - oppure aprendo al cittadino una serie di servizi a pagamento, come il rilascio di certificati anagrafici o la possibilità di saldare il ticket sanitario».

La Cisl: decisione già presa, saranno chiusi
Ma secondo il segretario della Cisl Poste, Mario Petitto, la chiusura degli uffici è una scelta che Poste Italiane ha «già fatto e comunicata ufficialmente ai sindacati di categoria. L'amministratore delegato Sarmi mente quando dichiara che gli uffici saranno salvati e si trasformeranno in centri multiservizi - sottolinea Petitto -. Ormai l'obiettivo fisso dell'amministratore delegato di Poste è tagliare i costi fregandosene dei servizi di cui sarà privata la collettività».

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