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Questo articolo è stato pubblicato il 24 luglio 2012 alle ore 13:19.

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Via libera del Senato al semipresidenzialismo e all'elezione diretta del capo dello Stato. Passa con i voti di Lega, Pdl e Coesione nazionale l'emendamento del centrodestra all'articolo 9 del disegno di legge per le riforme costituzionali che prevede l'elezione diretta a suffragio universale del presidente della Repubblica. Contrari i senatori dell'Udc, astenuti quelli del Fli, mentre si sono assentati per protesta i parlamentari del Pd e dell'Idv. In dissenso dal gruppo si sono invece astenuti i senatori Pdl Giuseppe Pisanu e Ferruccio Saro.

Come cambia la Carta
La norma appena approvata modifica l'articolo 83 della Costituzione e introduce il semipresidenzialismo. Nel testo, firmato dai vertici del gruppo del Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello si prevede che il presidente della Repubblica sia «il Capo dello Stato» che rappresenta l'unità della nazione e ne garantisce l'indipendenza. Il Capo dello Stato avrà il compito di vigilare sul rispetto della Costituzione; di assicurare il rispetto dei trattati e degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia a organizzazioni internazionali e sovranazionali. Rappresenta l'Italia in sede internazionale ed europea. Ed è eletto a suffragio universale e diretto. Gli elettori sono tutti i cittadini che hanno compiuto la maggiore età.

Novità per Csm e Consiglio dei ministri
Presidente alla guida del Dopo quella sull'elezione diretta del Capo dello Stato, l'aula di palazzo Madama ha approvato anche la norma, sempre a firma Gasparri-Quagliariello, che stabilisce che il presidente della Repubblica non sia più a capo del Consiglio superiore della magistratura abrogando il decimo comma dell'articolo dell'articolo 87 della Costituzione. Il Csm sarà presieduto dal primo presidente della Corte di cassazione. Ne fa parte di diritto anche il procuratore generale presso la Corte di cassazione. Il pacchetto di emendamenti approvati riformano 13 articoli della Carta. Tra questi, anche quello che stabilisce che il nuovo presidente della Repubblica presieda anche il Consiglio dei ministri. L'emendamento, che modifica l'articolo 92 della Costituzione, recita: «il governo della Repubblica é composto dal primo ministro e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il presidente della Repubblica presiede il Consiglio dei ministri, salvo delega al primo ministro. Il presidente della Repubblica nomina il primo ministro. Su proposta del primo ministro nomina e revoca i ministri».

La rabbia del Pd
La scelta di procedere a tappe forzate per l'approvazione del ddl scatena le proteste del Pd. «È intollerabile», spiega la presidente dei senatori Anna Finocchiaro intervenendo in aula prima che il suo gruppo abbandonasse i lavori parlamentari, «che il Senato venga impegnato in una discussione, quella sulle riforme costituzionali, che non avrà alcuna sorte. Mentre per la spending review, provvedimento importantissimo per il rilancio dell'economia del Paese, resteranno le briciole di tempo tra una seduta d'Aula e l'altra. È umiliante per il Paese, per il Parlamento, per gli Enti locali, per i sindaci e i cittadini che stanno manifestando oggi davanti al Senato». Una discussione senza senso - ha poi concluso Finocchiaro, «destinata a non avere nessun esito, che celebra il non interesse reale a riformare la Costituzione con il consenso dei due terzi dell'emiciclo».

Modificati 11 articoli
In totale, coi soli voti di Pdl, Lega e Cn, nel giro di mezz'ora sono stati riscritti undici articoli della Costituzione. Oltre all'elezione diretta del capo dello Stato prevista dal nuovo articolo 83 della Carta, gli emendamenti approvati hanno modificato anche l'articolo 84, portando a quarant'anni l'età minima per l'elezione a Presidente della Repubblica, il cui incarico durerà cinque anni, con la possibilità di una sola rielezione. Secondo la modifica dell'articolo 88, «il Presidente della Repubblica può, sentiti il Primo ministro e i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse».

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