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Questo articolo è stato pubblicato il 27 luglio 2012 alle ore 16:50.
L'ultima modifica è del 27 luglio 2012 alle ore 11:50.

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Slitta il via libera al decreto legge sulla spending review all'esame del Senato, che nelle ultime ore si arrichisce di un inasprimento delle tasse per gli studenti fuori corso all'Università, l'estensione a Bankitalia dei paletti già previsti per la Pa su buoni pasto e auto blu, ma anche di un cambio di termine per l'accorpamento delle province, che diventa «riordino». Ancora in corso in commissione Bilancio l'esame degli emendamenti. Il testo arriverà all'attenzione dell'assemblea lunedì, quando è scontata la richiesta del voto di fiducia da parte del governo.

Le novità della seduta notturna
Si amplia, dunque il quadro delle modifiche al provvedimento definito dalla Bilancio. Tra le ultime novità, l'allineamento della Banca d'Italia alla stretta alle spese della Pubblica amministrazione. Con un emendamento dei relatori Paolo Giaretta (Pd) e Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) all'articolo 5 del Dl, approvato stanotte in commissione, si prevede infatti che «la Banca d'Italia, nell'ambito del proprio ordinamento, tiene conto dei principi contenuti nei commi 2,7, 8 e 9 del presente articolo nonché dei commi 1 e 4 dell'articolo 3». Si tratta delle norme sulle auto blu, i buoni pasto, le ferie e permessi, le consulenze degli ex dipendenti e i canoni di locazione.

Province, no «accorpamento» ma «riordino»
In giornata, anche l'annuncio di un dietrofront sull'accorpamento delle province, uno dei cardini del provvedimento, che non verranno più «soppresse» o unificate ma saranno tutte oggetto di «riordino». Lo stabilisce l'emendamento all'articolo 17 messo punto dal governo e firmato e depositato dai relatori in commissione. Il testo prevede che il Consiglio delle autonomie locali di ogni regione, entro 70 giorni dalla pubblicazione in "Gazzetta Ufficiale" del provvedimento, approvi «una ipotesi di riordino relativa alle province ubicate nel territorio».

Patroni Griffi (Funzione pubblica): nostro obiettivo dimezzamento
Poi entro 20 giorni ogni regione trasmette al governo la proposta di riordino. L'emendamento sottolinea che «il riordino deve essere effettuato nel rispetto dei requisiti minimi» già esistenti sulla popolazione e sul territorio. Relatori e Governo sottolineano come la nuova formulazione è meramente «linguistico», per «non dare la sensazione che ci siano province che vincono e altre che perdono». Il ministero della Pa rassicura poi che le piccole province non potranno salvarsi dal taglio: «Tutte le Province sono riordinate, ossia sono rimesse in gioco», sottolinea il ministro Filippo Patroni Griffi, secondo cui «al di sotto dei requisiti» previsti, ossia 350mila abitanti e 2.500 kmq di estensione, «non esisteranno Province». Io - rileva ancora il ministro a margine dei lavori della commissione Bilancio dove l'emendamento dovrà essere votato -

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