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Questo articolo è stato pubblicato il 04 agosto 2012 alle ore 18:25.

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Era l'unico trofeo che ancora mancava a Serena Wiliams. Quella medaglia d'oro che completa un palmarès straordinario tanto che per trovare un'altra giocatrice in grado di trionfare in tutti gli Slam e alle Olimpiadi bisogna tornare ai tempi di Steffi Graf.

E' il cosiddetto Career Golden Slam messo a segno, in campo maschile, soltanto da Andre Agassi e Rafa Nadal. Per l'americana è il coronamento di una carriera incredibile che dai ghetti di Los Angeles l'ha proiettata nell'Olimpo del tennis. Oltre un decennio di successi durante i quali Serena ha superato tragedie come la morte della sorella Yetunde, uccisa in una sparatoria nel 2003, e problemi fisici anche gravissimi come l'embolia polmonare che la colpì poco più di un anno fa.

La più giovane delle Sisters è stata più forte di qualsiasi ostacolo e così eccola qua, quasi 31enne, a dominare di nuovo, incontrastata, il circuito femminile. Non solo ma la Williams che, dopo aver vinto il quinto Wimbledon, ha letteralmente annichilito, una dopo l'altra, tutte le avversarie nell'ultima settimana, è apparsa più potente, precisa e micidiale che mai. Se possibile, insomma, pare giocare addirittura meglio oggi di quando aveva 20 o 25 anni.

In tutto il torneo olimpico ha perso la miseria di 17 game e le medaglie d'argento e di bronzo Sharapova e Azarenka sono riuscite, tra tutte e due, a strapparle appena tre giochi. Né la russa e la bielorussa possono dire di aver giocato male o avere qualcosa da recriminare, semplicemente il divario tra Serena e qualsiasi altra tennista è davvero troppo grande, soprattutto sull'erba di Wimbledon. Così, l'americana, dopo aver spazzato via un'Azarenka che riusciva a stento a trattenere le lacrime, ha polverizzato anche Maria Sharapova, rifilandole un terribile 6/0, 6/1 in appena 63 minuti. Qualcosa di quasi mai visto in un torneo di questo livello, tra campionesse di questo calibro.

E dire che Masha aveva fin qui disputato un buon torneo e che quest'anno aveva vinto a Roma e a Parigi, proprio sulla superficie meno amata, entrando a far parte di quel ristretto club di giocatrici capaci di sollevare il trofeo di tutti e quattro i Major.

Certo, il pronostico non era favorevole alla siberiana che con la Williams aveva vinto in due sole occasioni su dieci, nei primi due incontri nel lontano 2004. Così, contro questa Serena implacabile, i bookmakers le accordavano più o meno le stesse probabilità di vittoria che si concedono ad un'outsider che incontra la campionessa ai primi turni. Il verdetto in campo, però, è stato più severo di qualsiasi previsione con l'americana che, a suon di ace, servizi vincenti, colpi profondissimi che andavano sistematicamente a spolverare le righe, metteva a segno il terrificante parziale di nove game a zero prima che la Sharapova riuscisse conquistare l'unico gioco dell'incontro. E' stato, questo, l'unico momento di leggera incertezza per Serena che, sul 3/1 in suo favore nel secondo set, ha dovuto per la prima volta faticare per tenere il servizio. Un brivido passeggero, comunque, e infatti, siglato il 4/1, la campionessa è ripartita con il suo ritmo impressionante fino a chiudere una partita più simile ad un allenamento che ad una finale.

Serena poteva, dunque, saltare felice come una bambina e celebrare il trionfo con un improvvisato balletto, unica padrona del campo e, ancora una volta, dell'intero circuito Wta. Le Olimpiadi si chiudono, così, nel migliore dei modi con il più grande personaggio del tennis femminile dei nostri giorni sul gradino più alto del podio. Forse, per vedere questa Williams davvero impegnata in un match bisognerebbe farla giocare con gli uomini…

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