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Questo articolo è stato pubblicato il 10 agosto 2012 alle ore 17:13.

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È morto Carlo Rambaldi, tre volte Premio Oscar per gli effetti speciali di King Kong, E.T. e Alien. Rambaldi, che aveva 86 anni ed era nato il 15 settembre 1925 a Vigarano Mainarda (Ferrara), è morto a Lamezia Terme (Catanzaro), dove viveva. Lo ha reso noto Mario Caligiuri, assessore alla cultura della Regione Calabria. «Con Carlo Rambaldi scompare uno dei geni internazionali del cinema, un mago degli effetti speciali per tre volte premio Oscar, un esempio indiscusso della creatività italiana». Rambaldi, che si è spento all'ospedale di Lamezia Terme, città dove viveva da dieci anni, era profondamente legato alla Calabria, poiché la moglie Bruna ha origini crotonesi e la figlia Daniela vive anch'essa a Lamezia Terme.

di Boris Sollazzo
Non ci può essere alcun sorriso oggi. Muoiono Carlo Rambaldi e ieri Mel Stuart, e un pezzo della nostra fantasia, della nostra immaginazione più fervida e visionaria, se ne va via con loro. Fa male pensare che, pur se fermi da anni, non avranno più la possibilità di stupirci con i loro effetti speciali.

Ci scuserà Rambaldi se iniziamo con Stuart, padre del Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato del 1971, l'originale. Fu lui a dar vita ai dolci più pazzi del mondo, colorati e gustosi oggetti del desiderio che divenivano inquietanti armi contro i più golosi nelle mani di un geniale pazzo troppo bambino per capire davvero la propria follia. Sembrava di mangiarli quelle leccornie, sembrava di sentirne l'odore, e questo anche grazie a quel cineasta discreto e capace che ci ha lasciato a un passo dal suo 84° compleanno.

Senza nulla togliere, però, al cineasta statunitense, ciò che oggi ci spezza il cuore è la partenza senza ritorno del quasi 87enne Carlo Rambaldi. Tre Oscar, creatore di King Kong e soprattutto E.T., animatore di Alien - Steven Spielberg e Ridley Scott gli devono parecchio - era semplicemente un genio. Di quelli che non si rendevano conto della loro grandezza, di quelli che quando li incontravi minimizzavano le loro trovate geniali travestendole da soluzioni artigiane a problemi tecnici, di quelli, infine, che sanno fare con semplicità cose grandiose e vogliono convincerti che siano facili.

No, lui è riuscito nell'impossibile, nell'impresa di dar forma allo sconosciuto, fosse dolce e tenero come l'extraterrestre spielberghiano (costato 1 milione di dollari) che è rimasto nella storia pedalando verso la luna e spezzandoci il cuore con due parole, "telefono-casa", o terrorizzante e selvaggio come la creatura aliena domata solo da Sigourney Weaver, Alien ("solo" animato da lui, come già detto, ma inventato da H.R. Giger), che ci ricorda, da decenni, che il male è dentro di noi. In tutti i sensi.

Ecco, forse, la sua grandezza: umanizzare o disumanizzare creature mai antropomorfe- sarebbe stato troppo facile- ma dai sentimenti profondi ed evidenti. Una forma, uno sguardo, un particolare morfologico nelle sue mani diventavano pennellate da maestro, prima del regista era lui a trasformare straordinarie invenzioni tecnologiche e artistiche in personaggi veri e propri.

Fu anche prezioso per il cinema italiano. Pensiamo a La grande abbuffata di Marco Ferreri, a Profondo Rosso di Dario Argento ma anche a Lucio Fulci, che in Una lucertola dalla pelle di donna si affidó a lui per una scena di vivisezione canina che portó il regista in tribunale e che Rambaldi salvó da condanna sicura mostrando i fantocci canini con cui aveva realizzato quella sequenza. Troppo vera per non destare sospetti: era un talento troppo grande, il suo, per non destare "sospetti". E la legge lo riutilizzó, cercando nelle sue capacità le risposte a uno dei misteri più dolorosi e controversi della nostra Storia: fu lui a realizzare il manichino di Pinelli con cui si simuló la caduta del povero anarchico, per capire se "fosse stato suicidato" o meno.

Chi ha lavorato con lui trova la definizione di genio e pioniere della meccatronica - crasi tra meccanica ed elettronica - estremamente riduttiva. Per molti, critici e cineasti, è stato il Leonardo Da Vinci della sua specialità, riscrivendo la storia degli effetti speciali, dopo di lui rivoluzionati. E c'è chi, per tributargli un omaggio, lo ha reso tale in una delle serie televisive più famose e appassionanti: Alias di J.J.Abrams, infatti, incentra le sue cinque stagioni sulla ricerca dei manufatti di Milo Rambaldi, genio assoluto del passato che potrebbe condizionare e cambiare il presente e il futuro con le sue creazioni. Su progetti di Da Vinci e immaginario di Rambaldi. E non c'è migliore definizione per Carlo Rambaldi, se non questa. E come il Milo di quel serial, rimarrà unico e inimitabile.



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