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Questo articolo è stato pubblicato il 20 settembre 2012 alle ore 16:59.

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Giorgio Squinzi (Space24)Giorgio Squinzi (Space24)

Nei prossimi anni la pressione fiscale in Italia rischia di raggiungere il 55 per cento. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, durante un'audizione nella commissione Finanze della Camera sulla delega fiscale. «Nell'ipotesi della completa attuazione di tutte le misure fiscali previste dalle ultime manovre finanziarie, la pressione fiscale italiana - ha detto Squinzi - si collocherebbe nei prossimi anni intorno al 45% rispetto al 42,1% del 2011», ma questo 45%, ha aggiunto il presidente degli industriali, «diventa quasi il 55% se il calcolo viene fatto sottraendo il Pil sommerso».

Riforma fiscale fondamentale per la crescita
«Non possiamo che esprimere un giudizio positivo sulla lagge delega per la riforma del sistema fiscale», ha detto Squinzi. «Per il nostro sistema economico questa riforma può rappresentare un fattore fondamentale per far ripartire la crescita». Squinzi ha chiesto a Parlamento e Governo tempi rapidi per l'approvazione della delega fiscale, ricordando che la riforma del fisco é «a costo zero per la finanza pubblica» e«può dare un enorme
contributo in termini di stabilità, certezza e semplificazione del sistema fiscale».

Preoccupano le tasse ambientali
«Preoccupazione suscitano le ipotesi di intervento in materia di tassazione ambientale», ha detto il presidente di Confindustria, «Occorre evitare che tali misure - ha sottolineato - producano un incremento dei costi energetici delle imprese italiane, già tra i più elevati dell'Unione europea, con un effetto negativo sulla crescita».

A giorni l'intesa con i sindacati sulla produttività
L'intesa tra Confindustria e i sindacati sulla produttività arriverà «a giorni, al massimo entro qualche settimana», ha detto Squinzi, a margine dell'audizione in commissione Finanze dellla Camera. Sul negoziato
sulla produttività «cerchiamo di stringere i tempi al massimo possibile, parliamo di giorni al massimo qualche settimana», ha detto il numero uno di viale dell'Astronomia. «I margini - ha osservato - ci sono sempre, questo é evidente, stiamo parlando con le nostre controparti, stiamo parlando col Governo, in questo momento non possiamo ancora esprimere opinioni; sicuramente stiamo colloquiando e quindi questo
molto importante». E circa il rapporto con i sindacati, ha assicurato: «Parliamo tutti i giorni, praticamente».

Detto e fatto
Un faccia a faccia riservato si sarebbe tenuto in serata, a quanto si apprende, tra il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ed il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Al centro del colloquio, con ogni probabilità, la ricerca di una intesa sul nodo produttività come sollecitato dal Governo

Importante che ci sia un colloquio fra Governo e Fiat
«Io sono in difficoltà a parlare di Fiat, come presidente di Confindustria, perché Fiat praticamente non é più un associato di Confindustria. Da imprenditore e da cittadino italiano ritengo che sia molto importante che ci sia un colloquio tra il Governo e la Fiat, perché Fiat é un pezzo importante del sistema manifatturiero italiano, e un grande paese industriale non può non avere una forte industria automobilistica». Così il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, interpellato a margine di un'audizione alla Camera sull'incontro tra i vertici del Lingotto e il presidente del Consiglio, Mario Monti, in programma sabato prossimo a Palazzo Chigi.

La crisi ha portato a un crollo dei consumi non normale
La crisi ha portato a un crollo dei consumi «non normale e non può essere che una situazione così duri nel tempo», ha detto il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, parlando con i giornalisti alla Camera, facendo partire il suo ragionamento dal crollo di vendita delle automobili. «Mi auguro che le difficoltà attuali del mercato siano temporanee, ce lo aspettiamo tutti», ha sottolineato Squinzi, aggiungendo che «non mi sembra logico che siamo ritornati indietro di 40 anni nei consumi nel nostro Paese. E questo vale per il settore automobilistico, ma vale
anche per tanti altri settori». Squinzi ha detto di ricordare che, «io che sono legato come fornitore al mondo delle costruzioni, nei primi 6 mesi di quest'anno l'attività edilizia in Italia é diminuita di oltre il 25 per cento. Non é una situazione normale e non può essere una situazione che duri nel tempo».

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