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Questo articolo è stato pubblicato il 12 novembre 2012 alle ore 16:58.

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Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci. Mancano poche ore al confronto in tv tra i candidati alle primarie del centro-sinistra e le polemiche, al solito, non mancano. A cominciare dalla scelta della rete, il canale digitale di Sky, Cielo (alle 20,30), contestata dai renziani che avrebbero invece voluto tenere il confronto sulla Rai per raggiungere una platea più vasta, magari alla trasmissione Che tempo fa di Fabio Fazio.

Ad ogni modo la polemica è servita ad attivare la tv pubblica: «Siamo interessati a ospitare un confronto tra i partecipanti alle primarie del centrosinistra – è scritto in una nota di Viale Mazzini –. Siamo convinti che sia parte integrante del servizio pubblico fornire questo tipo d'informazione ai cittadini». A impensierire i renziani è anche il confronto a cinque e i tempi contingentati delle risposte (risposte di un minuto e mezzo per ogni sfidante su quattro temi, con dei bonus limitati a un minuto per replicare, e alla fine un appello per ciascuno sempre della durata di un minuto e mezzo): ci sarà poco spazio per approfondire, riflettono dallo staff di Renzi, e quindi di andare oltre qualche slogan e qualche colpo di fioretto. Mentre quello che occorrerebbe a Renzi è tempo e modo per convincere sulla sua "affidabilità" di governante al di là del facile slogan del rinnovamento.

«La rete è stata scelta insieme», è la replica dello staff del segretario Bersani alle critiche dei renziani. Che considera certo importante il confronto di questa sera ma non decisivo. Bersani sa che dovrà "subire" l'onda d'urto del giovane rottamatore Renzi (anche se lo stesso sindaco di Firenze, dopo il passo indietro dei bis Walter Veltroni e Massimo D'Alema, non parla più di rottamazione bensì di rinnovamento). Renzi dovrebbe presentarsi in manica di camicia (rigorosamente bianca), come consigliatogli dal capo politico del suo staff Roberto Reggi, e usare un linguaggio giovane e «pop». Mentre Bersani parlerà a braccio, assicurano i suoi, puntando solo ad essere se stesso. «Bersani farà Bersani», dice la direttrice di Youdem Chiara Geloni. Il più rilassato dei "big" sembra essere Vendola, che ha passato la giornata a contatto con i lavoratori perché «è con loro che mi sono allenato e di loro voglio parlare».

Alle 20,30, dunque, appuntamento per tutti nello studio milanese di Sky che di solito ospita il talent show X Factor, i cinque candidati risponderanno alle domande del conduttore e moderatore Gianluca Semprini. I candidati potranno contare sulla presenza in studio di 70 sostenitori per ciascuno, più un supporter. Per il segretario del Partito Democratico ci saranno i due intellettuali Carlo Galli e Philippe Daverio; per Matteo Renzi ci sarà il giovane costituzionalista Francesco Clementi; per Nichi Vendola parteciperanno due donne, Alba Parietti e Lidia Ravera; a fare da testimonial a Bruno Tabacci sarà invece l'ex conduttore di Linea Verde Federico Fazzuoli; a fianco dell'outsider Laura Puppato, infine, Marco Travaglio del Fatto Quotidiano.

Intanto il clima si infiamma con un episodio barese: il nome di Vendola sparisce dai facsimile distribuiti dal comitato Renzi a Bari e il fatto viene subito denunciato come consuetudine "stalinista" dai vendoliani. Il riferimento è al regime comunista di Stalin, quando gli avversari politici venivano eliminati, oltre che fisicamente, anche dai documenti e dalle fotografie (celebre il fotoritocco ai danni di Trotsky e Kamenev, spariti per magia da sotto il palco di Lenin che arringa la folla). «Il facsimle è stato prodotto da un comitato spontaneo di Bari, non possiamo controllarli tutti», replicano dall'account ufficiale che sostiene la candidatura del sindaco di Firenze.

Ad ogni modo, comunque andrà per i singoli candidati, il confronto farà bene al Pd e al centro-sinistra, chiosa Renzi. «Vedo grande eccitazione tra gli addetti ai lavori per il confronto tv e mi fa piacere – dice il sindaco di Firenze –. Abbiamo voluto le primarie proprio per riportare i cittadini alla politica». Per una volta Bersani non potrà che essere d'accordo con il suo principale competitor, lui che ha voluto le primarie a dispetto della "nomenclatura" del Pd proprio per fare un "bagno di democraticità".

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