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Questo articolo è stato pubblicato il 20 novembre 2012 alle ore 07:01.

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Luigi AngelettiLuigi Angeletti

ROMA - Il Governo convoca per domani le parti sociali al tavolo per il confronto sul documento per la crescita della produttività che registra otto adesioni, dopo il sì della Uil. Il sindacato di Luigi Angeletti, nell'esprimere ieri il parere favorevole, ha posto una condizione: l'Esecutivo deve rendere strutturale la detassazione al 10% dei premi di produttività sui redditi da lavoro dipendente fino a 40mila euro, come previsto nella premessa del documento stesso.

Tali misure sono considerate dalla segreteria della Uil «indispensabili a rendere esigibile l'accordo stesso». La Cgil, invece, formalmente non ha ancora dato una risposta. Susanna Camusso, che in questi giorni è in Turchia per una serie di incontri sindacali, continua a tacere. Da Corso d'Italia, tuttavia, è stata diffusa una lettera che il segretario generale ha inviato alle strutture, con una valutazione di merito del documento che contiene «elementi non condivisibili», per questo il confronto viene considerato «non esaurito, in particolare sul salario, sulla democrazia e sulle normative contrattuali merita la prosecuzione». La lettera si conclude con l'avvertimento che «un accordo separato non sarebbe positivo per nessuno», anche perché «tutte le materie lì indicate debbono tradursi in accordi nei singoli settori delle categorie».

In vista dell'incontro di domani alle 18,30 a Palazzo Chigi con Confindustria, Abi, Ania, Rete imprese Italia, Alleanza delle cooperative, Cgil, Cisl, Uil e Ugl è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: «Mi sembra si stia creando un buon consenso intorno all'accordo sulla produttività – ha detto –. Spero profondamente che alla fine sia un accordo totale, comunque siamo già abbastanza allargati per andare avanti». Il Governo dovrà pronunciarsi sul contenuto del documento, visto che entro il 15 gennaio verrà emanato il decreto con i criteri per gli accordi di produttività necessari per beneficiare degli oltre 2,1 miliardi messi a disposizione dalla legge di stabilità nel triennio 2013-2015.

Tornando alla Cgil, propone di esplicitare nel testo la «separazione dei due livelli contrattuali con la garanzia del potere d'acquisto» da attuarsi «nei rinnovi del contratto nazionale, e l'introduzione di un elemento distinto laddove non vi sia la contrattazione aziendale». Le altre critiche vanno al punto 7 del documento sulle "mansioni" – perché «ritiene che nella contrattazione e con una legislazione di sostegno si possa intervenire per ridurre la qualifica professionale penalizzando la retribuzione» – e sull'introduzione di "nuove tecnologie" (oggi regolata dall'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori) che il testo affida alla negoziazione e ad un successivo intervento legislativo.

La Cgil insiste sul tema della democrazia e della rappresentanza sollecitando l'applicazione dell'accordo del 28 giugno 2011 con Confindustria e le altre associazioni d'impresa, e l'attuazione del sistema di misurazione che prevedendo la titolarità a negoziare per le sigle che superano la soglia del 5%, avrebbe l'effetto di riportare la Fiom al tavolo del contratto di categoria. Ma per il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, introdurre nella trattativa sulla produttività il tema Fiom «è un tantino improprio, non voglio dire strumentale».

Santarelli ricorda che la Fiom non siede al tavolo sul contratto «non perché ritenuta da Federmeccanica non rappresentativa, ma perché non condivide l'oggetto della trattativa che è il rinnovo del contratto del 2009, mentre la Fiom vuole un rinnovo sulla base del contratto del 2008, non più in vigore».

Quanto alla Cisl, a chi gli faceva notare che sembra probabile un accordo separato, Raffaele Bonanni ha risposto: «È la Cgil che si sta separando, aveva approvato un documento simile un mese fa, poi è nato il problema della Fiom al tavolo – ha detto il numero uno della Cisl –. Tutti sono utili, ma proprio tutti, ma nessuno è indispensabile e nessuno auspica un meccanismo di veti perché ognuno ha potuto ponderare i suoi comportamenti».

Il riferimento di Bonanni è al documento concordato lo scorso 17 ottobre da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil che su contrattazione, mansioni, innovazioni tecnologiche, rappresentanza, contiene le stesse formulazioni del testo definitivo contestato dalla Camusso. Per Bonanni «l'unica recriminazione è che abbiamo perso due mesi di tempo per un accordo che potevamo chiudere in un giorno».

Tende la mano alla Cgil, invece, il presidente dell'Alleanza delle Cooperative, Luigi Marino che sollecita «massima coesione per remare tutti nella stessa direzione», considerando «auspicabile l'intesa anche con la Cgil». Per Marino «lo spread di produttività con gli altri paesi richiede questo sforzo e i numeri lo confermano: negli ultimi 10 anni la produttività in Italia è cresciuta dell'1,6%, in Europa del 13,9%».

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