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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2012 alle ore 14:19.

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Quei bimbi uccisi sul campetto di Damasco e le miserabili storie del nostro calcioQuei bimbi uccisi sul campetto di Damasco e le miserabili storie del nostro calcio

Si chiamano bombe a grappolo e come un tragico frutto maturo d'odio sono piovute dal cielo su un gruppo di bambini che stavano giocando al pallone a Damasco. Dieci morti. La notizia è apparsa sui giornali e le pagine web ed ora, com'è naturale, giace tra gli archivi. La guerra o meglio le guerre sono in diverse parti del mondo sequenze senza fine e non destano più orrore. Da quanti giorni, da quanti mesi è in corso il conflitto civile che sta riducendo la Siria, la sua meravigliosa capitale e la seducente Aleppo a un cumulo di macerie?

Anche quello di Damasco era un campo di calcio, per quanto polveroso fosse, per quanto quel pallone non fosse da regolamento. Era la zona franca entro la quale, nonostante una sanguinosa ed ennesima guerra civile, dei giovanissimi, neppure adolescenti, cercavano di trovare nel gioco la normalità di una vita rubata.

Chissà se uno dei nostri dorati professionisti avrà mai prestato orecchio a quella notizia, ne avrà colto l'enormità, avrà avuto un sussulto; chissà se qualcuno dei nostri presidenti, impegnati in un eterno braccio di ferro, in polemiche senza fine sul gol dato e non dato, si sarà fermato anche un solo istante di fronte alla notizia dell'eccidio, chiedendosi: ma che sto dicendo, che sto facendo?

È vero che nessuno di noi può caricarsi dello scempio compiuto sulla terra, né può sentirsi responsabile del male che si consuma in ogni istante. Ma il fatto che l'ennesimo massacro abbia avuto come vittime dei fanciulli e come teatro uno stadio di calcio dovrebbe almeno indurre una riflessione, un istante di raccoglimento della categoria.

Per carità, giammai quell'orrido minuto di silenzio, ridotto negli stadi a una buffonata, volgare se non addirittura offensivo, tra fischi e applausi, non sapendo scegliere quale sia il gesto più incivile. E nemmeno quelle magliette che vengono esibite sempre "dopo" e pur nell'intento lodevole di porre riparo a un torto. È che, per esempio, non serve a nulla stamparsi sul petto qualsivoglia lodevole scritta, prendiamo a caso no al razzismo, se non entra nella coscienza collettiva, se non si fa costume.

Perciò la proposta è rivolta idealmente a ognuno delle tante migliaia di addetti ai lavori del calcio. Fermatevi un istante, pensate a quei bimbi rimasti senza vita mentre rincorrevano un pallone.

E di seguito fatevi tornare alla mente uno dei tanti striscioni che entrano misteriosamente negli stadi mentre una persona perbene fatica a mettere piede tanti sono i controlli, dove si definisce infame chi svolge il proprio lavoro e lo si minaccia, dove si inneggia a chi si è reso colpevole di avere procurato con la violenza la morte di un poliziotto. Riflettete sui tanti, magari un collega dello spogliatoio, che hanno venduto un incontro ingannando voi e la gente che va alla partita.

Domandatevi perché mai quell'universo continua a vivere di regole proprie, spesso edificate sull'omertà, perché mai un sport così bello, lo sport più bello del mondo, debba continuare a godere delle sciagure altrui, a pensare anche ad alta voce che una vittoria rubacchiata sia la più bella per chi tifa, mai "per" ma sempre "contro".

Forse a quel punto vi chiederete perché la diatriba sul contratto spalmato o no di un miliardario debba occupare pagine dei quotidiani e dei siti, chiamare in causa illustri esperti del conflitto del lavoro.

Se uno solo tra voi dirà: ma sono forse tutti impazziti? Allora vuol dire che un seme di speranza è stato gettato.

N.B.
A proposito di Nutella. Dopo la super spalmata della scorsa giornata di campionato, anche il prossimo turno non vuole essere da meno. Si parte domani sera e si conclude domenica notte. Il primo incontro propone al ritrovato Milan un esame non da poco a Catania. Gli etnei sono decimati da infortuni e squalifiche, ma la squadra di Maran ha dimostrato di proporre bel gioco. Vedremo se i rossoneri sapranno confermare la buona prova collettiva offerta contro la Juventus. Montolivo ed El Shaarawi sono i trascinatori, ma occorre che anche il resto della truppa si muova al meglio attorno ai due primi attori. Sabato sera si gioca a Torino il derby. Il pronostico del buonsenso dice Juventus, anche se il Torino formato Ventura è squadra di tutto rispetto. Perciò il pronostico vero è da tripla. Chiudono domenica le inseguitrici: il Napoli non dovrebbe mancare i tre punti con il Pescara e anche la Fiorentina gode dei favori del pronostico contro la Samp. Quanto all'Inter, suona già la campanella dell'ultima chiamata: se non vince con il Palermo sono davvero guai per Stramaccioni e la sua truppa.
Buon campionato a tutti.

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