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Questo articolo è stato pubblicato il 04 dicembre 2012 alle ore 07:26.

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Italia e Francia ribadiscono la priorità assoluta della Torino-Lione e aumentano la pressione comune nei confronti dell'Unione europea affinché incrementi la propria contribuzione alla realizzazione dell'opera.

È questo il messaggio principale lanciato ieri a Lione dal presidente francese François Hollande e dal capo del Governo italiano Mario Monti, in occasione del trentesimo vertice bilaterale tra i due Paesi. Che non a caso si è tenuto appunto nel capoluogo del Rhone-Alpes, così come il prossimo - ha annunciato Monti - si terrà a Torino.
«La Francia e l'Italia - si legge nella dichiarazione comune diffusa al termine di un incontro al quale hanno partecipato anche sette ministri per parte - confermano l'interesse strategico del progetto relativo al nuovo collegamento ferroviario. Si tratta di un'infrastruttura prioritaria non soltanto per i due Paesi, ma per l'Unione europea nel suo insieme».
E dovrà appunto essere «l'Unione europea nel suo insieme» a decidere se garantire o meno una sua maggiore partecipazione finanziaria (dal 30 al 40%) al progetto, dalla quale dipende la concretizzazione dell'opera. Va infatti ricordato che la costruzione del cosiddetto tunnel di base, la parte transfrontaliera, costerà, stando alle attuali stime, circa 8,5 miliardi. In base all'accordo dello scorso 30 gennaio (che dovrebbe essere ratificato dai due Parlamenti entro la fine della legislatura in Italia) il contributo francese è stato fissato nel 25% (quindi 2,2 miliardi, anche se il 75% del tunnel è in territorio francese) e quello italiano al 35% (2,9 miliardi). Il restante 40% (3,4 miliardi), in base a una proposta della stessa Commissione europea, dovrebbe essere assicurato da Bruxelles.

Il timore è che con i tempi che corrono, con le restrizioni di bilancio, con le richieste (in particolare inglesi) di ridurre il budget pluriennale (2014-2020) dell'Unione, i soldi per la Torino-Lione potrebbero non saltare fuori.
In vista dei nuovi round di confronto-scontro sul bilancio europeo, Hollande e Monti sottolineano quindi l'interesse del progetto non solo per i due Paesi ma per l'intera Unione. Nel quadro di una politica più coraggiosa e volontarista a sostegno della crescita e dell'occupazione. «Con la Torino-Lione - ha detto Monti - non è in gioco solo un'importante infrastruttura di trasporto ma una certa idea d'Europa».«C'è un legame evidente - ha commentato Hollande - con l'emergenza occupazionale, perché le infrastrutture creano lavoro».

Il presidente francese ha riconosciuto che «la Torino-Lione è prioritaria dal 2001», ma spiega che ora «siamo entrati in una fase nuova». Che dovrebbe appunto vedere i due Parlamenti approvare all'inizio dell'anno prossimo l'accordo di ripartizione finanziaria, e sempre nel 2013 la costituzione del promotore dell'opera (che prenderà il testimone dalla Ltf) e le gare, almeno sul versante francese, per i primi lavori del tunnel vero e proprio: 57 chilometri "in piano" che nel 2028-2029 (è questa la nuova previsione francese) dovrebbero sostituire l'attuale linea che risale al 1871, con un dimezzamento dei tempi di percorrenza tra Chambéry e Torino (da 153 a 72 minuti) per i passeggeri e un raddoppio di capacità per le merci.

I ministri francesi e italiani hanno poi firmato altri cinque accordi, tra cui uno che anticipa lo scambio transfrontaliero europeo sulle infrazioni stradali (si pagheranno le multe prese in Francia, insomma, e viceversa) e uno che istituisce un consiglio per migliorare i rapporti economici tra i due Paesi copresieduto dall'amministratore delegato di Bnp Jean-Laurent Bonnafé e dal presidente di Generali Gabriele Galateri.

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