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Questo articolo è stato pubblicato il 11 gennaio 2013 alle ore 06:37.

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I mutui italiani sono più cari della media europea e, quel che è peggio, la forbice tra i prodotti di casa nostra e quelli dei vicini va allargandosi. Il dato pubblicato dalla Bce (il tasso che si pagava sui prodotti di nuova stipula a novembre era del 4,05% contro il 3,35% della media europea) e pubblicato ieri sul Sole 24 Ore è di quelli che fa discutere, anche perché le tipologie di prodotti che vengono stipulati nei vari Paesi sono diverse e il loro prezzo non sempre confrontabile. La sostanza però non cambia e il fatto che le famiglie italiane paghino di più è facilmente riscontrabile nella pratica.

Il Sole 24 ore ha provato a fare un confronto fra le offerte presenti sui broker online specializzati in Francia (www.meilleurtaux.com), Germania (www.hinteryp.de), Italia (www.mutuisupermarket.it) e Spagna (www.rastreator.com), ponendo loro una domanda molto semplice: «Quanto mi costa al mese prendere a prestito 100mila euro per 20 anni?». Attraverso internet si possono generalmente ottenere condizioni mediamente migliori rispetto a quelle praticate allo sportello, ma il metro di paragone resta valido anche facendo le dovute distinzioni fra i diversi mercati.

Se un italiano deve per esempio versare (almeno all'inizio) una rata di 553 euro per ottenerne un prestito a tasso variabile di 100mila euro a 20 anni, uno spagnolo può pagare appena 504 euro per un prodotto simile, risparmiando così quasi il 10 per cento. Questo perché la migliore offerta a casa nostra prevede un tasso del 2,96% (Euribor a un mese+spread del 2,85%) e quella in terra iberica un tasso dell'1,95% (Euribor a 12 mesi+ spread dell'1,40%).

Il confronto Roma-Madrid è piuttosto significativo e non soltanto per le tensioni sul debito pubblico e sul sistema finanziario che hanno accomunato i due Paesi negli ultimi mesi. In Spagna come in Italia sono infatti i prodotti a tasso variabile a farla da padrone coprendo oltre il 75% delle erogazioni complessive negli ultimi mesi, come si legge dalle rilevazioni della European mortgage federation (Emf) riportate nel grafico a fianco. Meno significativo, per questo tipo di prodotti, è il paragone con Francia e Germania, dove la quota di mutui indicizzati all'Euribor è residuale se non praticamente inesistente (il sito tedesco, addirittura, non fornisce alcun valore per il tasso variabile).

Con Parigi e Berlino le differenze diventano sostanziali soprattutto sui prodotti a tasso fisso, quelli più cari (almeno in avvio) che però offrono la tranquillità di una rata che non aumenterà in futuro. In questo caso i soliti 100mila euro presi a prestito per 20 anni da una famiglia italiana costano 672 euro al mese (si possono ottenere a partire da un tasso del 5,29%, ovvero Irs a 20 anni+spread del 3%), circa il 20% in più rispetto a quanto sborsano tedeschi (553 euro, tasso al 2,96%) e francesi (560 euro, 3,10%).

Soltanto in Spagna i fissi sono più cari (708 euro, 5,85%) e questo spiega probabilmente perché soltanto l'1% degli iberici sceglie questo genere di prodotti. La situazione è invece diametralmente opposta in Germania, dove l'86% preferisce tipologie che non si legano all'Euribor, e in Francia, dove gli ultimi dati pubblicati dalla Banca centrale nazionale evidenziano che le formule con tasso fisso per più di un anno rappresentano oltre il 90% dei finanziamenti per la casa.

In tutti i casi, insomma, la penalizzazione per le famiglie italiane risulta evidente, anche al di là delle differenze dei prodotti presenti sul mercato. Il gap dei mutui di casa nostra non è per la verità una novità, perché da quando l'euro è entrato nelle tasche degli Europei la differenza a nostro sfavore è quasi sempre esistita. La distanza è diminuita attorno al 2005-2006, quando l'ingresso di gruppi esteri con strategie di prezzo particolarmente aggressive ha livellato verso il basso gli spread, ma ha ricominciato ad allargarsi con la crisi del debito europeo. Anche questo serve a spiegare il crollo delle erogazioni, crollate del 47% annuo nel secondo trimestre.

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