Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 16 gennaio 2013 alle ore 18:04.

My24
ReutersReuters

Se la notizia, prima diffusa dal quotidiano algerino al Watan, e poi rivendicata dagli stessi terroristi, fosse confermata ufficialmente, si tratterebbe del più grande sequestro di occidentali messo a segno da al-Qaeda: 41 ostaggi occidentali, tra cui, sembra, sette americani , alcuni francesi , un irlandese e diversi britannici. E due o tre vittime (tra cui un britannico e un francese): Uno schiaffo per la comunità occidentale, impegnata a rafforzare la missione militare iniziata cinque giorni fa dalla Francia contro gli estremisti islamici del Mali.

Non in questi termini, e non in questi rapidissimi tempi, ma che l'incendio dal Mali divampasse negli Stati del Sael era prevedibile.

C'è un territorio, vastissimo, nel deserto del Sahara, dove i confini esistono solo sulla carta. E nei pochi tratti dove è stata costruita una barriera e qualche casamatta, restano comunque molto porosi. È un'area del Sael, che comprende il Sud dell'Algeria, della Libia, parte del Mali, del Niger e della Mauritania. Il luogo dove l'Aqim , (acronimo per al Qaeda nel Magreb islamico) agisce indisturbata. Una "terra di nessuno" dove ha costruito i suoi campi di addestramento. Dove sferra attacchi contro gli occidentali e continua a sequestrare operatori umanitari e sprovveduti turisti stranieri.

La dinamica dei fatti è ancora poco chiara. Sembra che si tratti di due distinti attacchi. Uno a un bus che all'alba trasportava tecnici occidentali, attacco respinto. E uno contro l'installazione petrolifera di Amenas, giacimento di gas a 1.300 chilometri a sud est di Algeri, gestito da una joint-venture fra BP/Statoil e la compagnia di Stato algerina Sonatrach. Localizzato tra la frontiera algerina e quella libica.

L'attacco a un'installazione in territorio algerino da parte di alcuni estremisti islamici provenienti dal Mali è un campanello d'allarme

Per ora ci sono annunci, non confermati, rivendicazioni la cui attendibilità è da verificare, voci che si inseguono a smentite. Ma sembra credibile che gli estremisti abbiamo occupato il sito di Amenas, dove si troverebbero ancora quasi tutti gli ostaggi, e che l'esercito algerino stia preparandosi a un blitz.

I responsabili di questo plateale sequestro sarebbero – secondo la France Press e alcune agenzie locali - le brigate Khaled Abul Abbas. Un gruppo noto nel Magreb, guidate da Mokhtar Belmokhtar, uno dei leader storici dei jihadisti del nord Africa che di recente aveva abbandonato l'Aqim per unirsi al Movimento per l'Unicità e la Jihad nell'Africa occidentale (Mujao). Un personaggio che negli ultimi tempi operava a Gao, una delle città del Mali settentrionale, ancora in mano ai jihadisti. Un super ricercato. Che condivide con lo storico leader dei talebani, il Mullah Omar, una benda su un occhio perso in combattimento.

Perché colpire l'Algeria? Secondo un portavoce del gruppo di Belmokhtar il rapimento degli stranieri è una vendetta all'assenso dato dal governo di Algeri al sorvolo degli aerei francesi diretti in Mali. In Algeria ora è massimo allarme. La sicurezza in tutti siti energetici sensibili sarà presto rafforzata. Ma controllare capillarmente i confini meridionali del Paese più esteso dell'Africa, abitato soprattutto sulla costa, è un'impresa titanica.

L'ultima guerra d'Africa si sta rivelando molto difficile, probabilmente lunga . considerando gli enormi spazi in cui si muovono i jihadisti – e potenzialmente capace di estendersi ai Paesi vicini. Paesi importanti – soprattutto Libia e Algeria – ricchi di giacimenti di gas e petrolio (Algeria è il primo fornitore di gas dell'Italia e la Libia il primo di greggio) Una guerra contro un nemico insidioso, capce di fuggire e poi rifarsi vivo. Una guerra che non coinvolge più solo la Francia ma, a questo punto, tutta l'Europa.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi