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Questo articolo è stato pubblicato il 22 gennaio 2013 alle ore 07:16.

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Il periodo della crisi dell'euro, conseguente a quella finanziaria internazionale, va dal 2008 al 2012 inclusi. Cinque anni di cui quasi mezzo di Governo Prodi, 3 anni e mezzo di Governo Berlusconi, poco più di un anno di Governo Monti. In questo periodo l'Italia viene colpita da due crisi simultanee: quella della (comprensibile) sfiducia europea nel Governo Berlusconi dove, tra l'altro, il ministro Tremonti, apprezzato nella Uem, era malvisto ed ostacolato; quella delle incertezze nel Governo della Ue e Uem. L'esito è noto ed è stato sintetizzato nello spread dei nostri titoli arrivato su quelli decennali tedeschi a 550 punti base nel novembre 2011

Si arriva così all'emergenza italiana con il varo del Governo Monti che ha impresso rigore al bilancio soprattutto con un forte aumento della pressione fiscale e con talune riforme (pensioni, mercato del lavoro, liberalizzazioni) raccomandate dalla Ue e che Monti ha attuato con urgente radicalità per dimostrare che l'Italia era affidabile.
Il punto di svolta s'ebbe alla fine di luglio quando Draghi dichiarò che la Bce avrebbe fatto tutto il necessario per salvare l'euro. Il che non sarebbe stato possibile se Monti non avesse disinnescato la "bomba Italia" e se qualche terapia europea (Efsf, Ltro) non fosse già stata varata. Dunque bisogna rivolgere un grazie forte e chiaro a Monti e a Draghi.
Ma da agosto il Presidente Monti ha continuato troppo nel rigore mentre molte "riforme" si arenavano in Parlamento. Peccato che Monti non abbia invece utilizzato i suoi (e nostri) crediti acquisiti nella Ue e Uem o per accedere al meccanismo di protezione dei titoli di Stato OMTs varato dalla Bce e/o per spingere l'Europa ad una politica espansiva.
Da queste analisi si traggono due conclusioni. La prima è che se gli avanzi primari alla Ciampi-Prodi raggiunti nel 1998-99 fossero proseguiti fino al 2007, l'Italia avrebbe raggiunto un debito sul Pil intorno all'84% anche senza patrimoniali e senza danneggiare l'economia reale. La seconda è che l'Italia deve allineare le sue riforme a quelle europee sfruttando i periodi di crescita.

A questo punto i partiti italiani dovrebbero rendere espliciti i loro programmi di legislatura rispondendo ad almeno due domande: come pensate di far scendere gradualmente il debito pubblico sul Pil anche convincendo la Ue e la Uem che è necessaria la crescita (nostra e loro)? Come rilancereste in Europa e in Italia gli investimenti, materiali e immateriali, e l'occupazione, specie quella giovanile?

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