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Questo articolo è stato pubblicato il 29 gennaio 2013 alle ore 06:40.

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La Commissione europea si affretta a chiarire che non c'è crisi, e che si aspetta - sono le parole di Marlene Holzner, portavoce del commissario all'Energia Günther Öttinger - che Russia e Ucraina «garantiscano i normali rifornimenti di gas». Ma esiste il rischio che Mosca e Kiev stiano per scivolare nell'ennesimo confronto sui prezzi dell'energia, su uno sfondo che trova l'Europa un poco più preparata rispetto alla "guerra" del gennaio 2009. Da allora ciascun Paese Ue ha l'obbligo di costituire riserve di gas sufficienti a coprire almeno 30 giorni. Come allora, russi e ucraini non riescono a trovare un accordo sui prezzi: trattative influenzate dal desiderio di Mosca di strappare al vicino una maggiore integrazione politica ed economica, mentre Kiev tenta al contrario di costruirsi fonti alternative di energia per ridurre la dipendenza.
La novità importante di questi giorni era un accordo tra l'Ucraina e l'anglo-olandese Shell, concluso per lavorare sulle riserve ucraine di shale gas, il gas racchiuso nelle rocce che sta alimentando il boom degli Stati Uniti: le riserve di Kiev potrebbero essere le terze in Europa (1.200 miliardi di metri cubi); 20 miliardi di metri cubi nelle aspettative del Governo ucraino la produzione annua di gas del solo giacimento - Yuzivska - oggetto dell'intesa con Shell. Il primo ministro ucraino, Mykola Azarov, contava sul fatto che lo shale gas consentisse a Kiev di trattare da una posizione di maggior forza con Mosca.
E invece la risposta di Gazprom tradisce l'irritazione del monopolio russo, che già vedeva lo shale gas minacciare le proprie quote di mercato europeo. Poco prima che il presidente Viktor Yanukovich volasse a Davos per presenziare all'accordo con Shell, scrive la stampa ucraina, Gazprom gli avrebbe fatto recapitare un conto da 7 miliardi di dollari per circa 16 miliardi di metri cubi, metà di quanto l'Ucraina ha già pagato per il gas importato nel 2012, 33 miliardi di metri cubi.
Qui i calcoli di Gazprom e di Naftogaz - la compagnia energetica ucraina che sta cercando di ridurre forniture a prezzi definiti «schiavizzanti» - prendono strade diverse. Gli scambi sono regolati dai contratti "take or pay", che in cambio della certezza delle consegne vincolano l'acquirente a pagare anche il gas non ritirato. Sono contratti a lungo termine sempre meno convenienti rispetto ai prezzi inferiori dei mercati "spot": Gazprom ha accettato di rinegoziarli con i clienti europei, Eni compresa, ma con l'Ucraina - che paga 430 dollari per mille metri cubi di gas rispetto ai 400 pagati nel 2012 dai Paesi Ue - i toni sono diversi.
I russi affermano che il contratto con Kiev prevede la possibilità di rinunciare al 20% dei volumi concordati, e riducono i volumi da pagare in ogni caso da 52 a 42 miliardi di metri cubi. Naftogaz, che ha acquisito 24,9 miliardi dei 32,9 importati in totale, ritiene di non dover niente a nessuno: «Tutto il gas che avremmo dovuto acquistare l'anno scorso in base al contratto lo abbiamo acquistato e pagato», hanno detto fonti vicine a Naftogaz all'agenzia Reuters.
Ormai ben lontani dal trattamento di favore che l'Ucraina godeva prima della Rivoluzione arancione, i prezzi che Gazprom reclama vennero definiti nel gennaio 2009 per mettere fine alla chiusura dei rubinetti russi che aveva coinvolto l'Europa. Ora però pesano su un'economia affamata di energia, ma sull'orlo di una nuova recessione: le casse dello Stato sperano nei prestiti - 15 miliardi - promessi dal Fondo monetario internazionale, in arrivo a Kiev, ma questi sono aiuti che in cambio chiedono austerità, come la riduzione dei sussidi sul gas alle famiglie. L'alternativa è rinegoziare le condizioni dei contratti con Mosca. Ma come spiega l'esperto russo di energia Konstantin Simonov, c'è solo una condizione a cui punta Vladimir Putin mentre alza la pressione su Kiev chiedendo questi 7 miliardi: la Russia non ha mai nascosto di volere il controllo della rete di gasdotti ucraini. È il vero conto da pagare.
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70% Il legame tra Mosca e Kiev L'Ucraina importa dalla Russia il 70% del proprio fabbisogno di gas
25% Le importazioni europee La Ue importa dalla Russia un quarto del suo gas: metà passa dall'Ucraina
IL PRECEDENTE
Le colpe di Yulia
Il contratto di fornitura che l'Ucraina vorrebbe rinegoziare con la Russia venne firmato il 19 gennaio 2009 da Vladimir Putin e Yulia Tymoshenko, allora capi dei rispettivi governi. Accordi decennali che misero fine a una crisi che per diversi giorni aveva coinvolto l'Europa, a causa dell'interruzione delle forniture di Gazprom. Gli accordi fissavano a 450 dollari il prezzo che l'Ucraina avrebbe dovuto pagare per mille metri cubi di gas, un livello superiore a quello pagato ora nell'Unione europea, 400 dollari, previsto in ulteriore calo nel 2013 (369). Per quell'accordo, considerato penalizzante per l'Ucraina, la Tymoshenko è stata condannata a 7 anni di carcere

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