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Questo articolo è stato pubblicato il 02 febbraio 2013 alle ore 19:11.

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Cristina Fernández de Kirchner (Afp)Cristina Fernández de Kirchner (Afp)

Con un provvedimento senza precedenti il Fondo monetario internazionale ha deciso di ammonire l'Argentina per non aver fornito dati accurati sulla crescita e sull'inflazione. La «dichiarazione di censura» votata dai 24 membri del board dell'Fmi, porterebbe a un procedimento che, passando per la possibilità di sanzioni e limitazioni nell'accesso ai prestiti e nei diritti di voto, potrebbe concludersi anche con l'espulsione dell'Argentina dall'organizzazione di a Washington.

Una condanna a cui finora è stata costretta soltanto la Cecoslovacchia nel 1954, mentre anche Paesi come la Somalia e lo Zimbabwe sono stati sanzionati dal Fondo ma per ragioni diverse, di fatto per mancato rimborso di prestiti ottenuti. Secondo il Fondo i dati trasmessi dall'Istituto nazionale di statistiche e censimenti (Indec) sul tasso di inflazione dell'area di Buenos Aires (non esiste un dato a livello nazionale) sono inaffidabili, così come i dati sull'evoluzione del Pil. L'Fmi si è detto aperto al dialogo ma ha precisato che Buenos Aires deve agire «al più presto, e in ogni caso entro il 29 settembre 2013 per correggere le inesattezze».
Da almeno due anni il Fondo aveva avvertito le autorità argentine sulle loro statistiche, lo scorso settembre era toccato al direttore Christine Lagarde richiamare Buenos Aires. Le cifre dell'Indec sono considerate inaffidabili anche dentro al Paese sudamericano: secondo i dati ufficiali l'inflazione nel 2012 è stata del 10,8%, mentre per gli analisti privati supera il 25 per cento.

Dal default del 2001 l'Argentina ha perso l'acceso ai mercati. In circolazione ci sono 37,6 miliardi di dollari di bond argentini legati all'inflazione, pari al 21% del debito pubblico complessivo. Secondo i calcoli di Acm Consultores, una società di ricerca citata da Bloomberg, il divario tra i dati ufficiali e quelli reali ha permesso al Tesoro argentino di risparmiare almeno 6,7 miliardi di dollari dal 2007. L'Argentina del presidente Cristina Fernández de Kirchner ha risposto alla «dichiarazione di censura» dell'Fmi chiedendo un vertice straordinario a Washington. In una nota ufficiale di Buenos Aires si legge che «una presa di posizione di questo tipo riguardo l'Argentina costituisce non solo un nuovo errore dell'Fmi, ma anche un chiaro esempio del trattamento diseguale e del doppio standard che applica questo organismo nei suoi rapporti con alcuni Paesi membri».

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